Settimana 24 / 2025

17.06.2025

Francese e italiano

Martedì scorso ho ricevuto nel mio ufficio a Brügg la visita dell’apostolo Reto Keller, responsabile dell’amministrazione. Dopo il nostro consueto colloquio, è seguito un «giro di commissioni» a Berna. Poiché io sono il presidente della Chiesa in Ungheria e l’apostolo Reto Keller è il vicepresidente, ci serviva un accesso elettronico al portale clienti ungherese. Suona abbastanza incomprensibile, ma – come si sa – non è necessario capire sempre tutto. Una visita all’ambasciata ungherese si è quindi rivelata inevitabile. Abbiamo dovuto portare con noi i seguenti documenti: tre copie del passaporto e un certificato di nascita. Cito questo esempio per mostrare come, per una piccola cosa, spesso sia necessario un grande sforzo.

La scorsa settimana si sono inoltre svolte due serate distrettuali: mercoledì a Ginevra e giovedì a Neuchâtel. Le domande poste successivamente sono state molto diversificate.

Durante il fine settimana mi trovavo in Italia. Sabato si è svolta a Milano l’assemblea dei delegati e la riunione dei conducenti distrettuali. Domenica ho celebrato il servizio divino a Milano. In questo servizio divino due anime adulte hanno ricevuto il santo sugello e una diaconessa è stata ordinata. Vivere l’atmosfera a Milano è meraviglioso. I bambini sono stati abilmente integrati nei contributi musicali. Questi bambini mi hanno dimostrato ancora una volta che un servizio divino con l’apostolo di distretto, che può durare un po’ di più per via degli atti sacramentali, è comunque sopportabile.

Domenica pomeriggio, prima del viaggio di ritorno, ho fatto una visita pastorale a un malato insieme all’apostolo Rolf Camenzind. Ancora una volta ho constatato come, a certi fratelli, da un momento all’altro venga tolto il terreno sotto i piedi. Da un istante all’altro tutto cambia. Ho pensato al re Ezechia, che visse un momento simile e disse: «Ho dovuto vivere nell’amarezza per la mia pace». (cfr. Isaia 38,17). Non sapeva più cosa fare. Da dove poteva venire l’aiuto, dove trovare la forza? Questo vale per chi è colpito, ma anche per coloro che vogliono portare consolazione. Tuttavia, nello stesso versetto sono riportate anche queste parole: «Ma tu ti sei preso cura della mia anima, così che non perisse». (cfr. Isaia 38,17). Dio è presente! Egli si occupa dell’anima. E lui è il più grande dei pastore d’anime. Il suo amore si fa sentire. Un’anima disperata, che non ha più speranza, è un’anima perduta. Un’anima così non vede più la via.

Dio offre cura pastorale e si serve di uno strumento. Questo strumento puoi essere TU o IO, affinché l’anima non perisca e possa infine ritrovare una speranza nel cuore che le doni pace. Ringrazio di cuore tutte le portatrici e i portatori di ministero e tutti voi per ogni atto di cura pastorale.

Con affetto
Thomas Deubel