Come per gli altri sacramenti, nell’Antico Testamento si trovano accenni anche al Santo Battesimo d’acqua.
In I Pietro 3, 20-21 la preservazione di Noè e della sua famiglia nell’arca è descritta come «figura del battesimo» e accenno alla futura salvezza. Allo stesso modo, la tradizione cristiana vede nel passaggio degli Israeliti attraverso il Mar Rosso, ossia nella loro liberazione dalla prigionia egiziana, un riferimento alla liberazione che avviene per mezzo del Battesimo d’acqua.
La legge mosaica fa una netta distinzione tra «puro» e «impuro». L’acqua è uno dei mezzi per conseguire la purezza rituale. Le persone impure secondo il rito dovevano sottoporsi a un bagno purificatore (cfr. Levitico 13-15).
Ezechiele 16, 9 menziona un’abluzione con acqua e un’unzione con olio, mediante le quali Gerusalemme era accolta in un patto di salvezza. Questo può essere interpretato come un accenno al Santo Battesimo d’acqua e al Santo Suggello.
Anche la vicenda del generale aramaico Naaman può essere riferita al Battesimo: era lebbroso, e per ordine del profeta Eliseo si immerse per sette volte nel Giordano e fu guarito dalla sua malattia (cfr. II Re 5, 1-14). In questo si può intravedere un simbolo per il lavacro del peccato originale nel Battesimo.