Nei testi ebraici dell’Antico Testamento non si trova la parola «fede». Dove nelle odierne traduzioni appare questo termine, in origine sono usate le nozioni di «fiducia», «fedeltà», «ubbidienza», «ottimismo» o «certezza». Tutti questi significati sono contenuti in quest’unica parola «fede», in Ebrei 11, 1 definita nel seguente modo: «Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono» (vedi 1.4).
All’inizio della fede c’è sempre Dio, il quale si manifesta con la sua parola e con il suo agire. Fintanto che l’uomo confida interamente in lui, è in grado di ubbidirgli. La disubbidienza indusse l’uomo al peccato e lo rese colpevole davanti a Dio. Da allora i rapporti dell’uomo con il suo Creatore sono compromessi. Se vuole di nuovo tornare nella comunione con Dio, è necessario che lui abbia fede (cfr. Ebrei 11, 6).
Per gli eroi della fede nel tempo dell’Antico Patto la salvezza era situata ancora nel futuro (cfr. Ebrei 11, 39). La rivelazione di Dio in Gesù Cristo rappresenta l’adempimento delle promesse dell’Antico Testamento. Con ciò la fede acquisisce una nuova dimensione: ora è focalizzata sul Redentore, su Gesù Cristo. La fede in lui rende possibile la riconciliazione con Dio e il ritorno alla comunione con lui.
Il Figlio di Dio esige questa fede: «Credete in Dio, e credete anche in me!» (Giovanni 14, 1). Egli indica con fermezza le conseguenze dell’incredulità: «… perché se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati» (Giovanni 8, 24).
A quelli che credono in Gesù Cristo quale il Figlio di Dio e che lo accettano, sono promesse grandi cose: non periranno, ma avranno vita eterna (cfr. Giovanni 3, 16).
La vera fede cristiana è dapprima sempre basata sulla grazia di Dio che consiste nell’elezione e nella sua rivelazione. Questo emerge dalla professione di fede dell’apostolo Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» e dalla rispettiva risposta di Gesù: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli» (Matteo 16, 16-17). Per l’uomo la fede è un dono di Dio e allo stesso tempo un compito. Se l’uomo accetta la parola di Dio, se confida in essa e agisce conformemente, allora la fede è viva e conduce alla salvezza.
Per l’uomo la fede è un dono di Dio e nello stesso tempo un compito. Se lui accetta la parola di Dio, se confida in essa e agisce conformemente, allora la fede è viva e conduce alla salvezza. (4.2.1.5)
All’inizio della fede c’è sempre Dio, il quale si manifesta con la sua parola e con il suo agire. (4.2.1.5)
Per mezzo della fede in Gesù Cristo diventa possibile la riconciliazione dell’uomo con Dio. (4.2.1.5)