Nei suoi discorsi di commiato Gesù Cristo ha promesso ai suoi apostoli il suo ritorno: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi» (Giovanni 14, 3). Alla sua ascensione, questa promessa fu confermata da angeli: «Questo Gesù, che vi è stato tolto ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo» (Atti degli Apostoli 1, 11).
Né uomini né angeli possono sapere in quale giorno e in quale ora Gesù Cristo tornerà; lo sa unicamente Dio. Il Figlio di Dio esorta incessantemente alla vigilanza: «Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà» (Matteo 24, 42; cfr. Luca 21, 36).
Anche con parabole Gesù illustrava che occorre essere desti nella fede in ogni ora e aspettarlo (cfr. Matteo 24, 43-51; 25, 1-30).
A tale proposito gli apostoli della prima Chiesa cristiana esortavano i fedeli a prepararsi al ritorno del Signore. L’apostolo Paolo si rivolse alla comunità di Corinto con il saluto dell’antica invocazione cristiana: «Marana tha», il che significa «Il nostro Signore viene!», oppure «Vieni, nostro Signore!» (I Corinzi 16, 22).
L’appello a vegliare è espresso anche nell’Apocalisse di Giovanni, nelle parole del Signore: «Io vengo presto!» (cfr. Apocalisse 3, 11; 22, 7.12.20). Con ciò ogni credente è esortato a orientare la sua condotta di vita consapevolmente sul ritorno di Cristo.
L’attesa dell’adempimento delle promesse del Signore è il fulcro odierno della fede neo-apostolica, nello stesso modo come la speranza del singolo di vivere personalmente il ritorno di Cristo e di essere rapito e unito a lui. In I Giovanni 3, 2 si legge al riguardo: «Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quando egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è».