9.6.2 La compartecipazione dei morti in Cristo

In II Maccabei 15, 11-14 si afferma che anche dei defunti possono fare preghiere d’intercessione: «[Giuda Maccabeo] raccontò un sogno degno di fede, col quale riempì tutti d’allegrezza. Ecco in che consisteva tale visione. Aveva visto Onia, che era stato sommo sacerdote, […] pregare, colle mani stese, per tutto il popolo dei Giudei. Era poi comparso un altro uomo, venerando per l’età e per la dignità, che aveva intorno i caratteri della gran dignità. Onia, presa la parola, allora disse: Questi è l’amico dei fratelli e del popolo d’Israele, questi è colui che prega molto pel popolo e per tutta la città santa, è Geremia, il profeta di Dio». La Sacra Scrittura riferisce anche che gli spiriti e le anime dei giusti possono celebrare e lodare il Signore: «Spiriti ed anime dei giusti, benedite il Signore, lodatelo ed esaltatelo sopra tutte le cose nei secoli» (Daniele 3, 86 - da I libri deuterocanonici).

I morti e i viventi in Cristo formano un insieme; entrambi appartengono all’Opera di redenzione del Signore. Sulla terra e nell’aldilà saranno attivi nel sentimento di Cristo, intercedendo per le anime non redente.

Anche la vicenda sul monte della trasfigurazione avvalora la convinzione secondo cui le anime redente operano nell’aldilà (cfr. Luca 9, 30-31).