La promessa di benedizione fa parte del patto che Dio stabilì con Israele, il suo popolo eletto. Questa benedizione dipendeva dall’adempimento dei doveri che per Israele erano legati al patto: di servire solo Dio e di ubbidire ai suoi comandamenti. Se il popolo avesse agito diversamente, ne sarebbe risultata la maledizione. La rispettiva decisione stava nelle mani del popolo: «Guardate, io metto oggi davanti a voi la benedizione e la maledizione: la benedizione se ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio» (Deuteronomio 11, 26-28). Qui diventa chiaro che allontanarsi da Dio e dai suoi comandamenti ha per conseguenza la maledizione.
Nell’Antico Patto la benedizione di Dio si mostrava soprattutto nell’ambito vitale dell’uomo direttamente percepibile e si estendeva su tutti i domini: per esempio vittoria nel combattimento contro nemici, lunga vita, ricchezza, discendenti numerosi, fertilità della terra (cfr. Deuteronomio 28, 3-6). Eppure, già nell’Antico Patto la benedizione ha anche una dimensione che va oltre il benessere terreno. Di questo testimonia la promessa di Dio rivolta ad Abramo: «Io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra» (Genesi 12, 2-3). Questa benedizione andava oltre alla promessa di un benessere personale; permise ad Abramo di diventare una benedizione anche per altri. La benedizione di Dio doveva estendersi su tutte le generazioni future: in Gesù Cristo la stessa è diventata accessibile a tutti i popoli (cfr. Galati 3, 14).