Nel corso di molti secoli, le rivelazioni e azioni salvifiche di Dio vissute da esseri umani sono state tramandate per iscritto. Sin dai tempi seguenti all’esilio babilonese, ossia nei secoli prima della nascita di Gesù, diversi scritti che attestano l’agire di Dio, le sue promesse e i suoi comandamenti, godevano di grande autorità nel giudaismo; e anche le lettere neotestamentarie sono chiamate «Sacre Scritture». Nella seconda lettera a Timoteo si sotto- linea che queste Scritture sono fondate su un’ispirazione divina: «… che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare» (II Timoteo 3, 15-16).
Mentre l’apostolo Paolo con «Sacra Scrittura» intende la raccolta delle sacre Scritture a suo tempo utilizzate nel giudaismo, oggi, nell’uso linguistico cristiano, il termine «Sacra Scrittura» si adopera per la raccolta degli scritti sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento.
Il termine «Bibbia» deriva dal greco biblia e significa «libri, rotoli». La Bibbia costituisce una raccolta di libri redatti ai tempi dell’Antico Testamento, nel corso di oltre mille anni, e di libri del tempo neotestamentario, redatti nell’arco di circa 70 anni.
Dio è all’origine della Sacra Scrittura, gli scrittori erano persone ispirate dallo Spirito Santo (cfr. II Pietro 1, 20-21). Dio si serviva delle loro capacità perché fosse fissato per iscritto ciò che, secondo la sua volontà, doveva essere tramandato. Sebbene i libri biblici siano stati ispirati dallo Spirito Santo, la loro forma e il loro stile riflettono la mentalità dei rispettivi autori e delle loro idee. È a Dio che dobbiamo la conservazione, nella loro autenticità, di questi testi attraverso i secoli.
La Sacra Scrittura testimonia delle rivelazioni di Dio ma non pretende di essere un racconto di tutto ciò che Dio ha fatto (cfr., tra l’altro, Giovanni 21, 25).