Al centro del nono e del decimo comandamento sta l’affermazione: «Non desiderare». Con questo non si vieta ogni forma di desiderio umano, ma il desiderio peccaminoso per il coniuge del prossimo o per i suoi averi. Un simile desiderio, come anche la trasgressione degli altri comandamenti, è contrario al comandamento dell’amore per il prossimo (cfr. Romani 13, 9).
Sin dal principio Satana cerca di sedurre l’uomo al peccato, suscitando in lui il desiderio e la voglia di cose proibite (cfr. Genesi 3, 6). Adamo ed Eva cedettero a questo desiderio, con ciò disubbidirono al comandamento dato da Dio e caddero nel peccato. Le conseguenze sono descritte in Giacomo 1, 15: «La concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte».
Il desiderio, inteso come brama peccaminosa, nasce nell’intimo dell’uomo. Esso suscita pensieri impuri. Se non è dominato, porta a mettere in atto il pensiero peccaminoso. Questo risulta anche da Matteo 15, 19: «Dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni».
Il nono e il decimo comandamento danno all’uomo il compito di vegliare sulla purezza del suo cuore. L’uomo deve impegnarsi a respingere ogni tentazione all’agire peccaminoso.