12.1.8.5 Ravvedimento e pentimento

Il ravvedimento nasce dalla consapevolezza dei propri errori e del comportamento sbagliato. Esso comprende il pentimento, ossia il sentimento di dispiacere per il torto commesso con l’azione o con l’omissione, e il sincero impegno di cambiare mentalità e migliorare. Quanto debba essere concreto il pentimento quale condizione necessaria al perdono, può dipendere dalla consapevolezza di essere peccatore e dalla coscienza dei peccati commessi. V’è anche una notevole differenza tra il peccare consapevolmente o inconsapevolmente.

Anche per quanto concerne il pentimento associato al ravvedimento, non è l’uomo a determinarne la misura, bensì soltanto Dio. Se il pentimento è sincero e profondo e se il ravvedimento si esprime nella disposizione a cambiare mentalità e comportamento, il peccatore può sperare nella grazia di Dio.

Nel caso di fatti particolarmente gravi che impediscono di trovare la pace interiore pur avendo ricevuto l’assoluzione in un cuore credente, la persona ha la possibilità di confessarsi (vedi 12.4.4 La).

Il sincero pentimento e la volontà di riconciliarsi con il prossimo sono indissolubili. Per quanto sia possibile, si deve anche rimediare al danno provocato (cfr. Numeri 5, 6-7; Luca 19, 8).