Dopo averlo creato, Dio ha concesso all’uomo una diretta comunicazione con sé. Con il comandamento di non mangiare dall’albero della conoscenza del bene e del male, Dio si rivela all’uomo quale il Signore e Legislatore che esige ubbidienza.
Per influsso del maligno, l’uomo è esposto alla tentazione e trasgredisce il comandamento dato da Dio: perciò il peccato entra nell’esistenza umana. Al peccato è legata la separazione da Dio, la morte spirituale. All’uomo questo diventa manifesto nel fatto che riconosce la sua nudità e se ne vergogna (cfr. Genesi 3, 7-10). La vergogna è segno che l’originaria fiducia dell’uomo verso il suo Creatore è compromessa. La disubbidienza dell’uomo ha per conseguenza che Dio lo esclude dalla precedente comunione con sé.
Da questa separazione consegue che adesso l’uomo deve vivere sulla terra una vita piena di preoccupazioni, una vita che termina con la morte del corpo (cfr. Genesi 3, 16-19). Da solo l’uomo non può mettere fine allo stato di separazione da Dio.
Dal momento del primo peccato l’uomo è un essere peccaminoso, ossia è soggetto al peccato e perciò incapace di vivere senza peccare. Soggetto a dolori e preoccupazioni, lui vive in un mondo sul quale grava la maledizione di Dio. La sua esistenza è contraddistinta dalla paura della morte (vedi 4.2.1).
In tutto questo si manifesta che l’originaria libertà dell’uomo è stata decisamente limitata: da ora in avanti l’uomo, pur impegnandosi a condurre una vita corrispondente alla volontà di Dio, fallirà sempre di nuovo, perché il male esercita un potere su di lui. Così in tutta la sua vita dovrà essere «schiavo», ossia non libero e vincolato al peccato.
Ma l’uomo, pur essendo peccatore, non rimane senza la consolazione e senza l’aiuto di Dio, il quale non lo abbandona alla morte. Alla presenza dell’uomo Dio si rivolge al serpente, dicendo: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno» (Genesi 3, 15), il che rappresenta un primo accenno al sacrificio di Gesù, con il quale il Signore vincerà il male.