Gesù, che in Ebrei 3, 1 è chiamato «l’apostolo che professiamo», disse: «La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato» (Giovanni 7, 16). Lui, l’inviato dal Padre suo, inviò a sua volta gli apostoli, dando loro l’incarico di insegnare «a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate» (Matteo 28, 20).
Quali servitori di Cristo, gli apostoli sono chiamati e consacrati nel loro ministero per predicare il Vangelo e indurre gli uomini all’ubbidienza della fede (cfr. Romani 1, 1.5); anche i ministri operanti nel loro incarico annunciano nelle comunità l’insegnamento di Gesù Cristo.
La parola della predica, suscitata dallo Spirito Santo, rafforza la fede, aumenta la conoscenza, offre consolazione, esorta ad agire nel rispetto delle norme del Vangelo e mantiene viva l’attesa dell’imminente ritorno di Cristo. In questo modo i credenti percepiscono l’adempimento della promessa di Gesù: «Quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà» (Giovanni 16, 13-14). La predicazione suscitata dallo Spirito si distingue dunque per il fatto che glorifica Cristo quale il Salvatore e il Redentore.