Nella celebrazione della Santa Cena (vedi 8.2 La), la comunità vive l’avvenimento centrale del servizio divino. Dopo aver prima ottenuto il perdono dei peccati, i fedeli si avvicinano all’altare e ricevono corpo e sangue di Gesù in un’ostia consacrata di pane e vino. In questo modo vivono la Santa Cena quale ringraziamento e quale commemorazione del sacrificio di Cristo (cfr. Luca 22, 19). È una mensa di professione di fede e di comunione, nella quale sono inclusi anche i defunti, sia i morti in Cristo sia quelli ai quali per la grazia di Dio è consentito l’accesso all’altare. Essa rafforza la speranza nel ritorno del Figlio di Dio (cfr. I Corinzi 11, 26).
La degna partecipazione alla Santa Cena conserva nell’uomo la vita regalatagli nella rinascita; gli dà anche la certezza di rimanere in Gesù e di mantenere la più stretta comunione vitale con lui (cfr. Giovanni 6, 51-58). Le forze così ottenute aiutano l’uomo a vincere ciò che potrebbe ostacolare la salvezza della sua anima e gli permettono di crescere nell’indole di Gesù. Così in ogni servizio divino può essere rafforzata la comunione vitale con Gesù Cristo.