Nell’anno 313 l’imperatore romano Costantino (nato attorno al 270/288, morto nel 337) decretò la libertà di religione per i cristiani. Negli anni 380/381 il cristianesimo diventò la religione di Stato nell’Impero romano.
Prima di allora, molti cristiani erano periti nelle persecuzioni. Ciò che era iniziato con la lapidazione del diacono Stefano, assumeva dimensioni di vere ondate di persecuzioni, nelle quali molti credenti diventarono dei martiri.
I dottori della Chiesa erano intenti a difendere la fede cristiana di fronte a pagani e giudei e a stabilire le basi della dottrina cristiana. Quelli della generazione primaria sono chiamati «Padri apostolici». Di loro fanno parte Clemente di Roma (morto attorno all’anno 100), Ignazio di Antiochia (morto attorno all’anno 115), Policarpo, vescovo di Smirne (nato attorno all’anno 69, morto attorno all’anno 155), e Papia di Ierapoli (nato attorno all’anno 70, morto attorno agli anni 130-140).
Generazioni posteriori di difensori della fede (apologeti) e testimoni della tradizione apostolica sono i «Padri della Chiesa». Di loro fanno parte Ambrogio di Milano (339- 397), Sofronio Eusebio Girolamo (347-420) e Agostino d’Ippona (354-430). Le dichiarazioni dottrinali di questi uomini ebbero un influsso decisivo sui dogmi cristiani.
Tra i Padri della Chiesa è da annoverare anche Atanasio (nato attorno all’anno 295, morto nel 373). Sotto il suo influsso teologico, nell’anno 325 fu formulata la professione di fede di Nicea. Anche i cristiani neo-apostolici si riconoscono nella tradizione di questa professione di fede.
Con una contesa durata dei secoli, in diverse assemblee ecclesiastiche (concili) i contenuti essenziali della fede cristiana furono elaborati e dichiarati vincolanti. Sebbene i concili si fossero svolti sovente sotto l’influsso di regnanti terreni, in essi la sostanza del Vangelo si espresse in maniera opportuna e secondo la volontà divina. Nella loro totalità, questi concili hanno fissato i principi della dottrina di fede cristiana.