In Daniele 7, 13-14, l’espressione «figlio d’uomo» è usata per un Essere celeste che non appartiene al genere umano.
Ai tempi di Gesù, nelle cerchie di giudei devoti si aspettava il «Figlio dell’uomo», al quale Dio avrebbe affidato il governo del mondo. Secondo Giovanni 3, 13 il Signore stesso si dà a riconoscere quale il Figlio dell’uomo: «Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo». Come tale ha autorità di perdonare i peccati (cfr. Matteo 9, 6), è signore del sabato (cfr. Matteo 12, 8) ed è «venuto per cercare e salvare ciò che era perduto» (Luca 19, 10).
Infine Gesù preannunciò le sofferenze (cfr. Matteo 17, 12), il sacrificio (cfr. Matteo 12, 40; 20, 28) e la risurrezione del Figlio dell’uomo (cfr. Matteo 17, 9). Quando parlava del Figlio dell’uomo, si riferiva sempre a se stesso.
Anche Stefano attestò la divinità del Figlio dell’uomo: «Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio» (Atti degli Apostoli 7, 56). Ora Gesù Cristo, il Figlio dell’uomo, è nuovamente nel luogo dal quale è proceduto (cfr. Giovanni 16, 28).