Il sacrificio di Gesù e la via della redenzione così diventata accessibile sono temi centrali nelle lettere degli apostoli. In I Giovanni 3, 16 si legge: «Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi» (cfr. I Pietro 2, 21-24).
La lettera agli Ebrei mette il Nuovo Patto a confronto con l’Antico Patto e pone il sacrificio di Cristo al centro della storia della salvezza. I sommi sacerdoti dell’Antico Patto erano peccatori e mortali; il loro sacerdozio era votato a finire. Gesù Cristo, invece, è privo di peccato e immortale; il suo sacerdozio è perpetuo. Nell’Antico Patto i sacerdoti dovevano incessantemente rinnovare i loro sacrifici, mentre il sacrificio di Cristo è dato una volta per sempre ed è valevole eternamente (cfr. Ebrei 9).
Nelle lettere degli apostoli si faceva riferimento al sacrificio di Gesù anche perché erano sorte delle eresie. Così, per esempio, nacque l’idea di un messaggero che sarebbe venuto nel mondo e diventato uomo solo in apparenza, che non avrebbe sofferto e non sarebbe morto sulla croce. Altre eresie negavano la risurrezione del Signore. A queste tendenze l’apostolo Paolo si oppose, scrivendo «che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture» (I Corinzi 15, 3-4).
In II Corinzi 5, 19 è descritto il significato del sacrificio di Gesù: «Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo».