12.1.7.2.1 «Padre nostro che sei nei cieli»

L’appellativo «Padre nostro» indica che questa preghiera è una preghiera di comunione, nella quale coloro che pregano si professano figli di Dio. In questa comunione Gesù Cristo è «il primogenito tra molti fratelli» (Romani 8, 29); quando lui pregava, si rivolgeva a Dio chiamandolo Padre (cfr., tra l’altro, Luca 22, 42; 23, 46; Giovanni 11, 41; 17, 1).

Il rapporto di Gesù con suo Padre è straordinario. Insegnando di pregare Dio rivolgendosi a lui come «Padre nei cieli», Cristo include l’uomo nel suo rapporto con il Padre.

Quando l’uomo si rivolge a Dio quale suo «Padre», ciò implica che è stato creato da Dio, che Dio è il suo Signore e che Dio si prende cura di lui. Dio è l’origine di ciò che ha creato ed è colui che lo preserva. Senza paura, con amore e fiducia l’uomo può chiamare Dio «Padre».

Le parole «nei cieli» sottolineano che Dio è elevato al di sopra dell’esistenza terrena. Dio Padre è più grande e più alto di ogni cosa, eppure questo non gli impedisce di essere vicino agli uomini nella sua onnipresenza (cfr. Salmi 139; Atti degli Apostoli 17, 27).