Con la preghiera di non essere esposti alla tentazione, i credenti chiedono che Dio li aiuti a resistere al peccato con tutte le loro forze. Pregano anche che le prove della fede non siano troppo dure e che possano essere preservati dalle svariate offerte di Satana. Tuttavia, Dio permette delle tentazioni nel senso di prove, per dare al credente la possibilità di dimostrare la propria fede in esse. Un esempio in tal senso è la dura prova di Abramo quando avrebbe dovuto sacrificare suo figlio Isacco (cfr. Genesi 22, 1-18).
Dio veglia affinché la fedeltà nei suoi confronti non abbia ad affievolirsi: «Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via di uscirne, affinché la possiate sopportare» (I Corinzi 10, 13).
L’apostolo Giacomo scrisse della tentazione al peccato: «Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”, perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte» (Giacomo 1, 13-15). Queste parole rafforzano la nostra certezza che il Padre celeste, il quale per mezzo dello Spirito Santo ci rende capaci di ogni buona opera e, nel corpo e sangue di Gesù, ci dona le forze per superare le nostre imperfezioni, non ci tenta mai al peccato, ma mette la nostra fede alla prova.