L’origine del male nell’ambito della creazione non può essere concepita o spiegata razionalmente. Paolo parla del male come di un mistero (cfr. II Tessalonicesi 2, 7). Il male non è sempre riconoscibile chiaramente. Talvolta si traveste e assume l’apparenza di qualcosa di buono o divino (cfr. II Corinzi 11, 14). La vera natura del male, la sua potenza e le sue conseguenze diventano percettibili unicamente per mezzo della fede nel Vangelo.
Soltanto Dio è veramente buono. Secondo le sue parole, inizialmente la creazione invisibile e visibile era molto buona (cfr. Genesi 1, 1-31), dunque, originariamente il male non aveva il suo posto in essa. Dio non lo creò come tale. Infatti, esso non fa parte delle cose create in senso positivo; è da Dio soltanto tollerato.
Quando Dio creò l’uomo, lo creò a sua immagine (cfr. Genesi 1, 26 ss.). Ciò implica che l’uomo è dotato della libera volontà: egli ha la possibilità di decidersi per l’ubbidienza o la disubbidienza nei confronti di Dio (cfr. Genesi 2, 16-17; 3, 1-7) e questo include anche la possibilità del male. Il male si manifesta in modo palese quando l’uomo si oppone consapevolmente e intenzionalmente al bene, allontanandosi da Dio e dalla sua volontà. Il male presente nell’uomo non è dunque stato creato da Dio, bensì in prima linea è una possibilità per la quale l’uomo si è deciso trasgredendo il comandamento divino. Dio non ha né voluto né creato il male, ma l’ha permesso, non avendo egli impedito la libera decisione dell’uomo.
Da quando l’uomo è caduto nel peccato, l’umanità e anche l’intera creazione sono sotto l’influsso del male (cfr. Romani 8, 18-22).
Il male cominciò a svilupparsi quando la creatura si rivoltò contro il suo Creatore. A seguito della disubbidienza, del peccato originale, il male si propaga e allontana l’uomo da Dio, lo rende a lui estraneo e porta infine all’empietà.