Il sacrificio nel senso cristiano non deve essere un dovere imposto e non deve neppure pretendere una contropartita. Deve invece essere compiuto volontariamente, con fede, gratitudine e amore. Se è compiuto in questa disposizione, il sacrificio, anche se richiede un grande impegno, non è più percepito come tale. Accade sovente che i credenti non considerano un peso, bensì piuttosto un privilegio, poter mettere i loro doni e le loro forze al servizio del bene della Chiesa e del prossimo.
Lo spirito di sacrificio nasce dall’amore. Se la disponibilità al sacrificio è sorretta dall’amore, si compie con ciò la volontà di Dio e si agisce nel senso e nello spirito di Gesù.
Chi dona parte di ciò che ha ricevuto, siano beni materiali o immateriali, dà prova di gratitudine e amore. In Ebrei 13, 16 si legge l’esortazione: «Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace».
La prontezza al sacrificio si esprime in molteplici modi. Una grande parte della vita della Chiesa è resa possibile grazie allo spirito di sacrificio dei suoi membri che agiscono spinti da profonda convinzione e amore per Dio e la sua Opera. Infatti, numerosi fratelli e sorelle di fede impegnano senza rimunerazione una parte non indifferente del loro tempo libero, delle loro forze e capacità al servizio di Dio e della comunità: molti collaborano nel campo musicale e negli insegnamenti della Chiesa, altri si occupano di attività per la cura degli edifici di culto e dei dintorni, per la decorazione dell’altare e per lo svolgimento di altri compiti. Salvo poche eccezioni, i ministri della Chiesa operano a titolo onorifico: i servizi divini, la dispensazione di sacramenti, gli atti di benedizione e le cerimonie funebri si compiono senza rimunerazione. Si visitano regolarmente le famiglie e gli ammalati e un’attenzione particolare è rivolta verso gli anziani, le persone con disabilità e le persone sole. In questo modo si attua il duplice comandamento dell’amore.
D’altronde è valida l’esortazione a fare del bene ai fratelli e alle sorelle disagiati (cfr. Galati 6, 10). L’amore per il prossimo incita ad assistere persone in situazioni di bisogno (cfr. Matteo 25, 34-46) e ad aiutare in caso di catastrofi; questo può avvenire anche mediante donazioni di denaro o di beni materiali. Per principio sono finanziate da contributi volontari anche le opere assistenziali sostenute dalla Chiesa nell’ambito della sua responsabilità in campo sociale e per mezzo delle quali essa presta aiuti umanitari in tutto il mondo.
Essere pronti al sacrificio è per i cristiani neo-apostolici una questione di cuore. Il fedele desidera esprimere la sua gratitudine e il suo amore per Dio anche con doni concreti, siano mezzi finanziari o doni materiali. In questo, il credente s’ispira alla alla «decima» di cui si parla in Malachia 3, 10. Normalmente le offerte vengono depositate in cassette allestite a tale scopo nei servizi divini o in altri eventi ecclesiali, oppure sono versate su conti bancari della Chiesa. In molte regioni, in occasione del Ringraziamento per il raccolto vengono fatte delle offerte straordinarie.
Tutti i mezzi finanziari sono devoluti liberamente e nella maggior parte dei casi in modo anonimo. Grazie a tali contributi è possibile far fronte a tutti gli oneri senza ricorrere a imposte di culto o quote richieste ai membri. Con l’offerta si ringrazia Dio, contribuendo così all’edificazione e al compimento della sua Opera.
Per quanto concerne il sacrificio, ciò che conta veramente è la disposizione interiore del donatore. Un giorno Gesù «vide dei ricchi che mettevano i loro doni nella cassa delle offerte. Vide anche una vedova poveretta che vi metteva due spiccioli, e disse: In verità vi dico che questa povera vedova ha messo più di tutti; perché tutti costoro hanno messo nelle offerte del loro superfluo, ma lei vi ha messo del suo necessario, tutto quello che aveva per vivere» (Luca 21, 1-4).
Un sacrificio nel senso più ampio che i credenti possono compiere è l’offerta del proprio cuore. In questo contesto, s’intende l’impegno di tutti i doni e tutte le forze, oltre alla completa fiducia in Dio. Pertanto, in certi casi, sottomettere la propria volontà a quella di Dio può configurarsi come un atto di sacrificio. Sono sacrifici spirituali che l’apostolo Pietro esortava a offrire (cfr. I Pietro 2, 5). In aggiunta, i fedeli consacrano tanto tempo e molteplici forze al servizio di Dio e della sua Opera, rinunciando anche a numerose cose. In sostanza, è un sacrificio tutto ciò che il credente fa o tralascia per amore verso Dio.