Già l’Antico Testamento, con formulazioni come «ricongiungersi ai suoi padri» o essere «riunito ai padri» (Numeri 20, 23-24; 27, 12-13), accenna a una continuazione della vita dell’anima dopo la morte del corpo. Questa continuazione della vita dopo la morte corporale è attestata in modo ancora molto più chiaro nel Nuovo Testamento (cfr. Luca 9, 30-31; I Pietro 3, 19-20 e Apocalisse 6, 9-11).
Il racconto degli avvenimenti sul monte della trasfigurazione mostra che dopo la sua morte corporale l’uomo conserva la propria personalità: dall’aldilà apparvero Mosè ed Elia ed essi furono riconosciuti.
Concetti come quello del «sonno dell’anima» o della «reincarnazione» (vita terrena ripetitiva) sono in contrasto con le testimonianze del Nuovo Testamento (cfr. Ebrei 9, 27).
L’uomo continua a vivere dopo la morte del corpo. Mentre il corpo sottostà alla fugacità, l’anima continua a esistere eternamente; essa è immortale. (9 La; 9.1 L’immortalità)
Gesù Cristo ha vinto la morte e in questo modo ha reso possibile all’uomo l’accesso alla vita eterna. Alla fine di ogni cosa, alla morte sarà tolto qualsiasi potere. (9.2 La)
L’Antico e il Nuovo Testamento testimoniano che l’anima continua a vivere. L’uomo conserva la propria personalità anche dopo la morte del corpo. (9.3 La)