Generalmente il termine «aldilà» si riferisce a tutti gli ambienti, eventi e condizioni situati fuori del mondo materiale. In un senso più stretto s’intende con «aldilà» il soggiorno dei morti (ebraico sheol, greco hades), e qui se ne parlerà in questo significato. Per principio, l’aldilà e i morti sono invisibili per gli uomini, tuttavia, in casi particolari taluni defunti possono mostrarsi. Entrare in contatto con defunti, evocando o interrogando dei morti, è proibito da Dio e rappresenta un peccato (cfr. Deuteronomio 18, 10-11).
L’Antico Testamento descrive il soggiorno dei morti prevalentemente come un luogo tenebroso (cfr. Giobbe 10, 21-22), nel quale i morti si trovano in uno stato privo di gioia (cfr. Salmi 88, 10-12; 115, 17). Tuttavia vi sono anche accenni alla speranza di redenzione dalle tenebre (cfr. Salmi 23, 4; 49, 15).
Nella parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro, Gesù Cristo parla del seno d’Abramo come immagine di un luogo di serenità (cfr. Luca 16, 19-31). Da questa parabola si possono dedurre ancora altre cose:
Inoltre, la parabola rimanda alla risurrezione di Gesù e, con ciò, al suo sacrificio e alla possibilità di redenzione che ne scaturisce. Mostra in modo allegorico le condizioni che regnavano nell’aldilà ai tempi dell’Antico Patto: allora l’abisso che separava il luogo di tormento dal luogo di serenità era insormontabile.
Con il suo merito Cristo, la «primizia» della risurrezione (cfr. I Corinzi 15, 23), ha vinto il diavolo e la morte (cfr. I Corinzi 15, 55; Ebrei 2, 14). In questo modo egli ha offerto anche alle anime nell’aldilà una possibilità fino- ra inconcepibile, quella di giungere nella vicinanza a Dio: l’abisso tra il luogo di tormento e il luogo di serenità può essere superato.