Credo di dover obbedienza alle autorità temporali, nella misura in cui ciò non sia in contrasto con le leggi divine.
Il decimo articolo di fede si distingue fondamentalmente dai nove che lo precedono. Mentre questi trattano della fede nella natura creativa di Dio, nel Figlio e nello Spirito Santo, nella Chiesa, nei suoi ministeri e nei sacramenti nonché nella speranza del futuro, il decimo parla della relazione del cristiano con lo Stato.
Il decimo articolo afferma chiaramente che la vita cristiana non si svolge all’esterno della realtà statale e sociale. Ne consegue che la fede cristiana ha una relazione fondamentalmente positiva verso lo Stato, verso le «autorità temporali». Questa relazione positiva è riassunta con la nozione di «obbedienza».
La relazione della Chiesa cristiana con le autorità politiche era un argomento già nei primi tempi apostolici (cfr. I Pietro 2, 11-17). Sono note le spiegazioni in Romani 13, 1-7, dove le autorità sono considerate come «ministri di Dio». Questo passaggio ha sollevato numerosi fraintendimenti, perché dà l’impressione che si debba un’obbedienza incondizionata pure agli Stati non rispettosi della giustizia. Tuttavia, una simile interpretazione non tiene conto del fatto che le autorità sono al servizio di Dio. Ciò significa che la volontà divina, così come è evidenziata anche nei dieci comandamenti, dovrebbe servire da criterio nella legislazione degli Stati.
Romani 13, 1-7 costituisce lo sfondo su cui si articola il decimo articolo. Non si esige solamente «obbedienza alle autorità» – nel senso di lealtà nei confronti dello Stato –, ma nello stesso tempo si evocano anche i criteri che giustificano questa obbedienza: «nella misura in cui ciò non sia in contrasto con le leggi divine». Quindi neppure lo Stato dispone di una libertà totale, ma sottostà ai princìpi dell’ordine divino. Le sue leggi non dovrebbero perlomeno contraddire l’ordine divino, anzi dovrebbero essere in sintonia con tale ordine. Se la volontà divina e le legislazioni non sono in contrasto tra loro ma si completano in una certa misura, il cristiano è tenuto ad accoglierle in sé e a considerarle positive e obbligatorie. Ma se sono in contrapposizione, allora per il singolo individuo vale la regola: «Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini» (Atti 5, 29).
L’interpretazione della Sacra Scrittura e delle professioni di fede della Chiesa antica, determinante per la fede, è compito dell’apostolato. Un importante risultato di ciò è il credo neo-apostolico. (2.4)
Il primo articolo di fede tratta della natura di Dio Padre quale Creatore. (2.4.1)
Il secondo articolo di fede parla di Gesù Cristo, fondamento e contenuto intrinseco della fede cristiana. (2.4.2)
Il terzo articolo di fede attesta la fede nello Spirito Santo, la terza Persona della Divinità, come pure la fede nella Chiesa e in ulteriore salvezza. (2.4.3)
Il quarto articolo di fede afferma che Gesù Cristo regna nella sua Chiesa e che questo suo regno si esprime nella missione degli apostoli. (2.4.5)
Il quinto articolo di fede esprime che Dio sceglie una persona per l’esercizio di un ministero spirituale e che dal ministero d’apostolo i ministri ricevono potere, benedizione e santificazione. (2.4.5)
Il sesto articolo di fede è dedicato al Santo Battesimo con acqua. (2.4.6)
Il settimo articolo di fede ha per argomento la Santa Cena. (2.4.7)
Il tema dell’ottavo articolo di fede è il Santo Suggello. (2.4.8))
Il nono articolo di fede parla del ritorno di Cristo e degli avvenimenti successivi. (2.4.9)
Il decimo articolo di fede ha per tema il rapporto del cristiano con lo Stato. (2.4.10)