Credo nello Spirito Santo, nella Chiesa una, santa, universale e apostolica, nella comunione dei santi, nella remissione dei peccati, nella risurrezione dei morti, nella vita eterna.
All’inizio del terzo articolo di fede si professa la fede nello Spirito Santo, la terza Persona della Divinità. Nel credo niceno-costantinopolitano è attestata la natura divina dello Spirito Santo, la sua unità con il Padre e il Figlio: «Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti». Il credente professa la sua fede nello Spirito Santo e nella sua natura divina.
Un’opera dello Spirito Santo è la Chiesa. La Chiesa non procede da uomini e non è creata da loro, bensì è un’istituzione divina. È l’insieme dei battezzati che conducono la loro vita seguendo Cristo e che professano che Gesù Cristo è il loro Signore. Da una parte, la vocazione della Chiesa consiste nel rendere accessibili all’uomo la salvezza e l’eterna comunione con la Trinità divina e, dall’altra parte, nel tributare a Dio adorazione e lode. La Chiesa di Gesù Cristo ha un lato nascosto e un lato manifesto. Sotto questo aspetto corrisponde alle due nature di Gesù Cristo che è vero uomo e allo stesso tempo vero Dio. Il lato nascosto della Chiesa (vedi anche 6.3) non può essere investigato con l’intelletto umano, ma si palesa per mezzo della fede e, per esempio, è percettibile nei sacramenti e nella predicazione della parola di Dio, ossia in tutti i segni di salvezza e vicinanza di Dio. Il lato manifesto della Chiesa si riferisce alla vera natura umana di Gesù Cristo. La Chiesa è parte integrante della storia generale dell’umanità nello stesso modo come lo è l’uomo Gesù. Tuttavia, mentre l’uomo Gesù era privo di peccati, questo non è il caso nel lato visibile della Chiesa, perché, a causa degli uomini che operano in essa, la Chiesa è partecipe della loro peccaminosità. Pertanto nella Chiesa si trovano anche gli sbagli e le lacune riscontrabili nella storia dell’umanità.
Nell’Apostolicum si parla unicamente della «santa Chiesa universale». La formulazione «Chiesa una, santa, universale e apostolica» è tratta dal credo niceno-costantinopolitano. Con questa espressione emergono i tratti essenziali della Chiesa di Gesù Cristo, che è «una», è «santa», è «universale» ed è «apostolica».
La Chiesa è «una»: la dichiarazione che la Chiesa di Gesù Cristo è una sola è fondata sulla professione per il solo Dio. Dio, il Padre, è il Creatore. Gesù Cristo è l’unico Capo della Chiesa ed è il solo Signore. Lo Spirito Santo, che è uno solo, opera in questa Chiesa e dona ai credenti la conoscenza della verità.
La Chiesa è «santa»: la santità è stata data alla Chiesa da Dio. In essa si riconoscono opere sante – per esempio nei sacramenti – e lo Spirito Santo agisce in essa.
La Chiesa è «universale» (in greco cattolica): l’universalità o la cattolicità della Chiesa implica che essa abbraccia tutti i campi e con ciò supera largamente le conoscenze accessibili all’uomo. È nella Chiesa che si esprime la volontà salvifica universale di Dio e sotto questo aspetto essa comprende la vita terrena e l’aldilà, il tempo attuale e il passato. Si estende anche nel futuro e giungerà al suo compimento nella nuova creazione.
La Chiesa è «apostolica»: l’apostolicità della Chiesa ha carattere intrinseco e personale. Da un lato, la Chiesa è apostolica perché in essa si proclama il vangelo della morte, la risurrezione e il ritorno di Cristo, come predicato dagli apostoli del primo cristianesimo. Dall’altro, la Chiesa è apostolica perché, per mezzo degli apostoli operanti in essa nel tempo presente, il ministero d’apostolo è realizzato storicamente.
Nella sua realtà storica la Chiesa non corrisponde in piena misura all’esigenza di unità, santità, universalità e apostolicità. Questo è da imputare, tra l’altro, al fatto che gli uomini operanti in essa sono peccatori. Nonostante queste mancanze, la Chiesa di Gesù Cristo non rimane occultata e lacunosa. Nel modo più distinto essa è percettibile laddove esistono il ministero apostolico, la dispensazione dei tre sacramenti a viventi e defunti e la giusta predicazione della parola. Qui è eretta l’Opera di redenzione del Signore[3], in cui la Sposa di Cristo viene preparata per le nozze in cielo.
Benché i fedeli nel loro insieme siano partecipi della santità della Chiesa, nel senso più stretto la «comunione dei santi» è un concetto escatologico. Questa comunione è formata da coloro che faranno parte della Sposa e perciò diventerà manifesta soltanto al ritorno di Cristo. Ma nel senso più esteso la «comunione dei santi» è anche un concetto attuale: vi appartengono tutti quelli che fanno parte della Chiesa di Gesù Cristo. Infine, nella nuova creazione la «comunione dei santi» si manifesterà nella sua compiutezza.
La professione di fede ingloba anche la possibilità della «remissione dei peccati», che è basata sul sacrificio di Cristo. La fondamentale liberazione dal dominio del peccato si compie nel Santo Battesimo d’acqua, nel quale viene cancellato il peccato originale.
Il terzo articolo di fede termina con due speranze escatologiche: la speranza della «risurrezione dei morti» e la speranza della «vita eterna». La fede nella risurrezione di Gesù e, di conseguenza, nella risurrezione dei morti, costituisce un pilastro fondamentale delle certezze cristiane. La «risurrezione dei morti» significa che i morti in Cristo riceveranno un corpo spirituale, potendo così essere partecipi della gloria di Dio (cfr. 1 Corinzi 15, 42-44).
In conclusione, il terzo articolo di fede presenta una prospettiva sulla «vita eterna» e sull’eterna comunione con Dio nella nuova creazione.
[3] Con il termine «Opera di redenzione del Signore» generalmente s’intende l’atto salvifico di Gesù, che in sé è terminato. Adoperando tale locuzione in questo contesto, s’intende la parte della Chiesa in cui operano gli apostoli elargendo quei doni per la salvezza che servono alla preparazione delle primizie, della Sposa di Cristo.