Credo che la Santa Cena è stata istituita dal Signore stesso, in memoria del suo sacrificio unico, pienamente valido, delle sue amare sofferenze e della sua morte. La degna partecipazione alla Santa Cena ci garantisce la comunione vitale con Gesù Cristo, nostro Signore. La Santa Cena si celebra con pane azzimo e vino; queste sostanze devono essere consacrate e distribuite da un ministro incaricato dall’apostolo.
Mentre il sesto articolo di fede è dedicato al Santo Battesimo d’acqua, il settimo parla della Santa Cena. La prima frase rimanda all’istituzione della stessa da parte di Gesù Cristo. La seconda frase tratta degli effetti che derivano da una degna partecipazione alla Santa Cena e la frase conclusiva mette in evidenza che per la sua consacrazione e distribuzione è necessario il ministero che ne sia autorizzato.
Dapprima si professa che la Santa Cena è un pasto commemorativo. Questo aspetto è sottolineato già nel più antico testo conosciuto che riferisce della Santa Cena; è Gesù stesso che invita alla commemorazione (cfr. I Corinzi 11, 24-25). La Santa Cena si celebra «in memoria del sacrificio unico, pienamente valido, delle amare sofferenze e della morte» di Cristo. Anzitutto rievoca il sacrificio di Gesù e il suo significato per tutti i tempi. A questo si riallaccia la commemorazione delle «amare sofferenze e della morte» di Gesù, in conformità alle testimonianze dei Vangeli. La Santa Cena rammenta dunque gli avvenimenti concreti verificatisi immediatamente prima della crocifissione, nonché il significato perenne della morte di Cristo sulla croce.
La partecipazione alla Santa Cena produce grandi effetti. Premessa ne è «la degna partecipazione» (cfr. I Corinzi 11, 27), la quale, tra l’altro, è resa possibile grazie alla fede, all’accettazione del perdono dei peccati e a un cuore penitente. «La degna partecipazione alla Santa Cena ci garantisce la comunione vitale con Gesù Cristo, nostro Signore» (cfr. Giovanni 6, 56). In questo senso la Santa Cena rafforza la fede in Gesù Cristo, nonché la volontà e la capacità di seguirlo. Nella Santa Cena il credente intrattiene una comunione sacramentale con Gesù Cristo, il suo Signore, e viene fortificato a condurre conformemente la propria vita.
In seguito si mettono in risalto le proprietà degli elementi che costituiscono la Santa Cena: «La Santa Cena si celebra con pane azzimo e vino». Affinché si possa celebrare la Santa Cena, occorrono pane azzimo e vino, i due elementi che si riferiscono alla mensa della Pasqua ebraica. Come l’acqua nel Santo Battesimo, «pane azzimo e vino» sono gli attributi visibili del sacramento.
Dopo aver evidenziato i segni esteriori, alla fine del settimo articolo si menzionano le condizioni necessarie perché si compia la presenza di corpo e sangue di Cristo come realtà sacramentale. Il pane e il vino «devono essere consacrati e distribuiti da un ministro incaricato dall’apostolo». Per mezzo del ministero d’apostolo e dei ministri da esso incaricati si rende possibile la presenza di corpo e sangue di Cristo nel pane e nel vino (vedi 8.2.22).
Il ministro incaricato, indispensabile per concretizzare pienamente la realtà sacramentale, compie due atti: consacra e distribuisce la Santa Cena. «Consacrare» significa dapprima togliere il pane e il vino dall’uso consueto («Nel nome di Dio, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, consacro pane e vino alla celebrazione della Santa Cena») e, mediante le parole di consacrazione, rendere possibile la presenza invisibile del corpo e del sangue di Cristo negli elementi visibili di pane e vino. «Distribuire» significa in tale contesto rendere il corpo e il sangue di Cristo accessibili alla comunità, cosa che si esprime nell’invito alla Santa Cena e nella distribuzione delle ostie consacrate.