Nell’Antico Testamento Dio è più volte chiamato «il Santo» (cfr. Isaia 43, 3; Geremia 50, 29; Abacuc 1, 12). La santità, ossia la maestà, l’intangibilità, l’essere distaccato dal quotidiano, è una prerogativa della natura di Dio, del suo essere e agire. In Apocalisse 4, 8 questo è espresso con le parole: «Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è e che viene» (cfr. Isaia 6, 3). Anche la parola di Dio e la sua volontà sono sante.
La vicinanza di Dio e la presenza del Santo, percettibili ripetutamente nella storia della salvezza, impongono un profondo rispetto nei suoi riguardi. Mosè si rese conto che la vicinanza di Dio è santa ed esige profondo rispetto, quando vide il pruno ardente e udì la voce di Dio: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro» (Esodo 3, 5). La santità di Dio santifica il luogo dove lui si manifesta.
Essere partecipi della santità di Dio è un dono e nello stesso tempo un dovere: «Siate santi, perché io, il Signore vostro Dio, sono santo» (Levitico 19, 2; cfr. I Pietro 1, 15-16). In tal modo ogni credente è chiamato ad aspirare alla santità che consegue dalla santità di Dio. Così egli santifica il nome di Dio, come è espresso anche nella preghiera del «Padre Nostro»: «Sia santificato il tuo nome» (Matteo 6, 9).