In modo straordinario Dio si rivela quale Padre nell’incarnazione di Dio, il Figlio: «E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre. [...] Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere» (Giovanni 1, 14.18). Sin dall’eternità, Dio Padre genera il suo unigenito Figlio (vedi 3.4.1). Questo mistero è accessibile soltanto per colui al quale il Figlio si rivela: «Nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo» (Matteo 11, 27).
Se il termine «Padre» è usato con riferimento a Dio, vi si associano i concetti del creare, dell’autorevolezza e della cura premurosa. Dio è colui che ha creato e preserva ciò che ha fatto. Sotto questo aspetto ogni essere umano può usare l’appellativo «Padre» per Dio, il suo Creatore.
Nei tempi dell’Antico Testamento Dio si rivelò al popolo d’Israele quale padre amorevole e premuroso. A Mosè disse: «Tu dirai al faraone: Così dice il Signore: Israele è mio figlio, il mio primogenito, e io ti dico: Lascia andare mio figlio, perché mi serva» (Esodo 4, 22-23). Il popolo d’Israele chiama Dio «padre» (Deuteronomio 32, 6; Geremia 31, 9). Nel sermone sul monte anche Gesù, parlando ai giudei, indicò Dio quale il loro padre (cfr. Matteo 5, 16). Egli insegnò di rivolgersi a Dio con le parole: «Padre nostro che sei nei cieli» (Matteo 6, 9).
Per mezzo della rinascita d’acqua e di Spirito, Gesù Cristo ha aperto agli uomini la via per diventare figli e, con ciò, eredi dell’Altissimo (cfr. Efesini 1, 5; Tito 3, 5-7; Romani 8, 14-17). Grazie a questo, le nozioni «Padre» e «Figlio» hanno acquisito una nuova dimensione. In I Giovanni 3, 1 l’amore paterno di Dio è citato come ragione per cui l’anima rinata può essere certa del suo rapporto di figliolanza: «Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo!».