Il culto nell’Antico Testamento si basava sull’incontro dell’uomo con Dio. Le forme di culto si erano evolute sull’arco di un lungo periodo. Dio non smise di manifestarsi all’uomo, accordandogli il suo aiuto.
Nel giardino d’Eden Dio rivolse la sua parola ai primi uomini. Dopo la caduta nel peccato, non li lasciò senza protezione ma li confortò, dando loro la speranza di una futura salvezza.
Genesi 8 riferisce del primo altare eretto dagli uomini per servire Dio, adorarlo, ringraziarlo e offrirgli dei sacrifici. Noè eresse un altare per dedicare a Dio un sacrificio di ringraziamento. Dio gli rispose, promettendogli di preservare la Creazione.
Giacobbe consacrò il luogo in cui Dio gli parlò, denominandolo «Betel», cioè «casa di Dio» (cfr. Genesi 28, 19).
Nella Legge, Dio fornì a Mosè delle istruzioni precise per l’erezione di un altare: «In qualunque luogo nel quale farò ricordare il mio nome, io verrò da te e ti benedirò» (Esodo 20, 24 ss.). Gli ricordò anche di aver santificato il settimo giorno, esortandolo a fare altrettanto: «Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo» (Esodo 20, 8).
Durante il cammino degli Israeliti nel deserto, Dio scelse tra loro degli uomini perché lo servissero quali sacerdoti e compissero il servizio sacrificale. Questi ricevettero il compito di comunicare al popolo la benedizione di Dio con parole prestabilite (Numeri 6, 22-27). Questa benedizione recita: «Il Signore ti benedica e ti protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!» (benedizione di Aaronne).
Dei tempi del re Davide si racconta che nel servizio divino cooperavano cantori e musicisti che lodavano Dio con salmi (cfr. I Cronache 25, 6).
Il re Salomone fece costruire il tempio di Gerusalemme. In esso si svolgeva il culto che consisteva essenzialmente nel rito giornaliero in cui i sacerdoti offrivano gli animali da sacrificio. Il culto sacrificale era eseguito esclusivamente nel tempio di Gerusalemme. Il tempio era anche il luogo dove si celebravano le feste israelite, come la Pasqua e la festa delle Capanne (cfr. Levitico 23).
Dopo la distruzione del tempio, gli Israeliti pensarono che non fosse più possibile celebrare il culto sacrificale. Durante l’esilio babilonese, i credenti si riunivano in edifici costruiti a tale scopo, le sinagoghe, per pregare insieme, leggere e interpretare le Sacre Scritture. Da ciò prende origine la forma cristiana in cui più tardi si sarebbero celebrati i servizi divini.
Il servizio divino è un operare di Dio a favore dell’uomo. Nello stesso tempo è un’opera dell’uomo verso Dio. (12.1 Il)
Nell’Antico Testamento il culto si basava sull’incontro dell’uomo con Dio. Le forme del culto si erano evolute sull’arco di un lungo tempo. (12.1.2 Il)
Dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme, non si compiva più il servizio sacrificale. Durante l’esilio babilonese, i credenti si riunivano in sinagoghe per pregare insieme, leggere e interpretare le Sacre Scritture. Da ciò prende origine la forma cristiana in cui più tardi si sarebbero celebrati i servizi divini. (12.1.2 Il)