Il servizio divino è un operare di Dio a favore dell'uomo. Nello stesso tempo è un'opera dell'uomo verso Dio.
Al servizio divino si riuniscono delle persone per adorare insieme Dio, per lodarlo e ringraziarlo. Nello stesso tempo si riuniscono anche per ascoltare la parola di Dio e per ricevere i sacramenti.
In questo modo il servizio divino è un incontro tra Dio e l'uomo. Nel servizio divino la comunità percepisce la presenza della Trinità di Dio e sperimenta che Dio la serve con amore.
Ai tempi dell'Antico Testamento il servizio divino consisteva prevalentemente nel rito dei sacrifici, nel quale i sacerdoti offrivano a Dio dei doni. Inoltre, i sacerdoti avevano l'incarico di trasmettere al popolo la benedizione di Dio (cfr. Numeri 6, 22-27).
Dei tempi del re Davide si racconta che nel servizio divino cooperavano cantori e musicisti che lodavano Dio con salmi (cfr. I Cronache 25, 6).
Ai tempi dell'esilio babilonese, dal 597 a.C. fino al 539 a.C., giudei credenti si riunivano in edifici costruiti a tale scopo (sinagoghe), per pregare insieme, leggere e interpretare le sacre scritture. Da questo prende origine la forma in cui più tardi si celebravano i servizi divini cristiani.
Come si svolgesse esattamente il servizio divino nelle prime comunità cristiane, non ci è stato tramandato. C'erano in esso l'annuncio del Vangelo, professioni della comunità, preghiere in comune, canti e celebrazioni della Santa Cena.
Per secoli il servizio divino cristiano ebbe un carattere liturgico. Questo significa che il servizio divino era contraddistinto prevalentemente da rituali, ossia da parole prestabilite e canti.
Dopo la riforma, questo cambiò in molte Comunità religiose. Da allora, il punto centrale fu la predicazione. A questa tradizione si unisce anche la Chiesa Neo-Apostolica, con la predica pronunciata in un discorso libero.
Sì, all'inizio del servizio divino si proclama: «Nel nome di Dio, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Questo appellarsi a Dio è denominato «formula iniziale trinitaria». In questo modo si evidenzia al partecipante del servizio divino che Dio è presente, come ha promesso il Figlio di Dio (cfr. Matteo 18, 20).
Dei primi cristiani di Gerusalemme si attesta: «Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere» (Atti degli apostoli 2, 42). Da questo si deducono gli elementi basilari del servizio divino: l'insegnamento degli apostoli, la comunione, il rompere il pane e le preghiere.
Con «insegnamento degli apostoli» s'intende che gli apostoli annunciano l'insegnamento di Gesù Cristo, cioè il Vangelo che proclama la morte, la risurrezione e il ritorno del Figlio di Dio. Nel servizio divino questo insegnamento è annunciato anche dai ministri che operano per incarico degli apostoli.
«Rompere il pane» è la celebrazione della Santa Cena. Essa è l'avvenimento centrale nel servizio divino ed è festeggiata nella gratitudine per il sacrificio di Gesù.
«Comunione» nel servizio divino significa vivere l'adempimento delle parole di Gesù Cristo: «Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Matteo 18, 20).
«Comunione» nel servizio divino significa anche che i credenti, uniti, adorano Dio, offrendogli lode e ringraziamento. In questo modo anch'essi hanno comunione tra loro.
Le preghiere sono un elemento irrinunciabile nel servizio divino.
Nel servizio divino la comunità si unisce alle preghiere dell'officiante. Si esprimono allora adorazione di Dio, ringraziamento, intercessione e invocazione.
Prima del perdono dei peccati si pronuncia insieme la preghiera del «Padre Nostro». Dopo aver ricevuto la Santa Cena, il credente ringrazia Dio in una preghiera silenziosa.
Nei servizi divini è annunciata la parola di Dio. I ministri esprimono pensieri che lo Spirito Santo suscita in loro. Questo è chiamato «annuncio della parola» o «predica».
Nei servizi divini neo-apostolici la predica non è un testo preparato in anticipo, bensì si basa su una parola tratta dalla Bibbia, sulla quale si sviluppa il discorso libero del ministro.
Dato che la predica è ispirata da Dio, gli ascoltatori possono sperimentare che la parola annunciata è "viva": vale a dire che
La parola che proviene dall'altare offre un orientamento per vivere conformemente alla volontà di Dio.
La predica è "cibo" per l'anima, secondo le parole di Gesù: «Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio» (Matteo 4, 4).
Gli apostoli e i ministri da loro incaricati in tal senso, sono autorizzati ad annunciare la parola di Dio nel servizio divino.
Il contenuto principale della predica è il Vangelo di Gesù Cristo, la lieta novella che proclama che Gesù ha compiuto il sacrificio, che è risorto e che ritornerà.
È lo Spirito Santo che parla attraverso il ministro. Così viene risvegliata e rafforzata la fede. L'annuncio della parola ha sempre l'obiettivo di preparare la comunità alla venuta di Gesù Cristo (II Corinzi 11, 2).
Ogni uomo che annuncia la parola di Dio è peccatore, è soggetto a errori e commette errori. Ma il ministero che lui porta è dato da Dio e perciò è santo. Se ora l'uomo imperfetto annuncia la parola di Dio, sono possibili degli errori. Ciò nonostante Dio ripone la sua forza nelle parole pronunciate dall'uomo.
Anche l'ascoltatore è peccatore; è soggetto a errori e commette errori. Quindi non sono da escludere errori da parte sua nella comprensione di ciò che ascolta. Ma se accetta la parola con fede, nonostante le imperfezioni e gli errori umani potrà accogliere nell'anima le forze divine racchiuse nella predica.
Prima della predica, gli ascoltatori devono pregare che nella parola il Signore doni loro rafforzamento e pace. Hanno il compito di accettare la parola con fede e di realizzarla nella vita quotidiana: nel pensare, parlare e agire. Sono dunque esortati a condurre una vita quali seguaci di Cristo.
Con parole adeguate l'officiante prepara gli ascoltatori al perdono dei peccati e alla celebrazione della Santa Cena. Per l'intonazione diretta serve un inno di penitenza cantato insieme. In esso la comunità esprime la confessione della propria peccaminosità e di avere bisogno di aiuto.
Il «Padre Nostro» è la preghiera insegnata da Gesù. Nel servizio divino è l'unica preghiera che i credenti pronunciano insieme testualmente.
Questa preghiera è stata tramandata in una versione con cinque invocazioni (Luca 11, 2-4) e in una versione più estesa con sette invocazioni (Matteo 6, 9-13).
Nel servizio divino si prega il «Padre Nostro» secondo la versione del Vangelo di Matteo:
«Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano;
rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori;
e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno.
Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno.
Amen.»
L'appellativo «Padre nostro» dimostra che questa preghiera è una preghiera di comunione. Quando delle persone si rivolgono a Dio con l'appellativo «Padre», si esprime con ciò che Lui li ha creati, è il loro Signore e si prende cura di loro. Senza paura, con amore e fiducia possono chiamare Dio «Padre».
Le parole «[…] che sei nei cieli» mettono in risalto che Dio è più grande e più alto di tutto ciò che è terreno. Eppure, nella sua onnipresenza, Lui è vicino agli uomini.
Questa è la prima invocazione nel «Padre Nostro». Dio è santo. I credenti santificano il suo nome, dando a Lui ogni onore e impegnandosi a vivere secondo la sua volontà. Questa invocazione ricorda anche il secondo comandamento.
Con Cristo il regno di Dio è venuto tra gli uomini. Invocando «Venga il tuo regno», si prega che l'indole di Cristo sia sempre più percepibile nella comunità. Con queste parole si prega inoltre che abbia a manifestarsi il futuro regno di Dio, il quale inizia con la rivenuta di Cristo per il prelevamento della comunità della sua sposa.
Nel cielo, nell'ambito in cui regna Dio, la sua volontà vale incondizionatamente. La preghiera esprime il desiderio che anche sulla terra tutto abbia a svolgersi secondo la volontà di Dio. Con queste parole i credenti pregano anche di poter riuscire a compiere la volontà di Dio.
Con questo si prega di ricevere tutto ciò di cui l'uomo ha bisogno per vivere. La preghiera include anche che Dio voglia preservare il creato. In un senso più esteso questa preghiera esprime che Dio ci doni la sua parola quale "cibo" per l'anima immortale.
A causa dei loro peccati tutti gli uomini si rendono colpevoli davanti a Dio. Con queste parole i credenti confessano a Dio di essere peccatori e invocano il suo perdono. Dandoci la sua grazia e perdonandoci, Dio si aspetta che anche noi perdoniamo coloro che ci hanno recato un torto. Pertanto otteniamo il perdono solo se anche noi stessi siamo pronti alla riconciliazione e al perdono.
"Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette»" (Matteo 18, 21-22).
I credenti chiedono che Dio li aiuti a resistere al peccato con tutte le loro forze. Con questo si esprime anche la preghiera che Dio abbia a preservarci da dure prove nella fede.
Questa preghiera esprime il desiderio che Dio ci liberi dalla potenza del maligno. Preghiamo perché Dio ci conceda la redenzione definitiva, liberandoci dal male per sempre. Nel Figlio di Dio risiede «la redenzione, il perdono dei peccati» (cfr. Colossesi 1, 14).
Queste parole sono un'espressione di somma lode a Dio ("dossologia"). Con esse si glorifica l'Onnipotente, dando a Lui l'onore che gli spetta. Lo sguardo è diretto al compimento del suo piano di redenzione, quando i redenti potranno vivere in eterno presso Dio nella magnificenza.
Questa parola viene dall'ebraico e significa «Così sia!» Con essa termina il «Padre Nostro» e si conferma ancora una volta tutto ciò che è stato espresso in questa preghiera.
L'annuncio del perdono dei peccati avviene immediatamente dopo che la comunità ha pregato insieme il «Padre Nostro».
Gli apostoli annunciano il perdono dei peccati, facendo riferimento direttamente a Gesù Cristo: «Vi annuncio la lieta novella: nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, Figlio dell'Iddio vivente, i vostri peccati vi sono perdonati. La pace del Risorto sia con voi. Amen.»
I ministri sacerdotali annunciano il perdono dei peccati, facendo riferimento al ministero d'apostolo: «Nell'incarico del mio mandante, l'apostolo, vi annuncio la lieta novella: nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, Figlio dell'Iddio vivente, i vostri peccati vi sono perdonati. La pace del Risorto sia con voi. Amen.»
No, il perdono dei peccati ("assoluzione") non è un sacramento. Ma esso è una delle premesse per la degna ricezione dei sacramenti.
I peccati possono essere perdonati perché Dio, essendo il Dio d'amore, ha mandato suo Figlio tra gli uomini sulla terra. Con la sua morte sulla croce, ha compiuto il sacrificio eternamente valido per il perdono dei peccati. Con l'immolazione della sua vita di spontanea volontà, Gesù Cristo ha infranto il potere di Satana, vincendo lui e le sue opere che sono il peccato e la morte. Da allora è data la possibilità che gli uomini possono essere liberati dai peccati (cfr. Matteo 26, 28).
Gesù ha sacrificato la sua vita, affinché possano essere perdonati i nostri peccati e non dobbiamo rimanere sotto il dominio del peccato.
"Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!" (Giovanni 1, 29).
"Siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo" (Romani 5, parte del versetto 10).
È il Dio trino che perdona i peccati. Con le proprie forze l'uomo non è in grado di perdonare dei peccati né di liberarsi dal peccato. «Beato l'uomo al quale il Signore non addebita affatto il peccato» (Romani 4, 8).
Sì, il perdono dei peccati deve essere pronunciato. Gli apostoli annunciano il perdono dei peccati nell'incarico di Gesù, secondo le sue parole: «A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Giovanni 20, 23). Così rendono accessibile il sacrificio di Gesù ai credenti. I ministri sacerdotali sono dagli apostoli autorizzati ad agire nello stesso modo.
Per ottenere il perdono dei peccati sono necessari i seguenti presupposti:
"Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati" (Giovanni 8, 24).
Della consapevolezza di aver peccato fa parte il discernimento delle proprie debolezze e dei propri errori. Questo presuppone un esame di se stessi.
Questa consapevolezza porta al ravvedimento e al pentimento.
"Ravvedimento" significa rendersi conto di essersi comportati in modo sbagliato, pentirsene e avere il sincero proponimento di vincere gli errori e le debolezze.
"Pentimento" significa sentirsi addolorati del torto commesso sia con un'azione sia con un'omissione. Il sincero pentimento si manifesta anche nel desiderio di riconciliarsi con il prossimo e di rimediare possibilmente a un danno provocato.
Il perdono dei peccati purifica dai peccati ed elimina la colpa nei confronti di Dio.
Ai credenti, ai quali sono stati perdonati i peccati, viene elargita la pace di Gesù Cristo, con le parole: «La pace del Risorto sia con voi!» Se si accoglie questa pace in un cuore credente, può scomparire il timore delle conseguenze del peccato.
Indipendentemente dal perdono dei peccati, l'uomo deve affrontare le conseguenze e responsabilità derivanti dal suo comportamento peccaminoso, per esempio di natura materiale o giuridica.
Sì, la bestemmia contro lo Spirito Santo è un peccato per il quale non c'è perdono. Il Figlio di Dio disse in merito: «Ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno» (Marco 3, 29).
Commette una bestemmia contro lo Spirito Santo chi, motivato da sentimenti ostili e meschini, consapevolmente e intenzionalmente dichiara che lo Spirito Santo sia diabolico e ingannatore.
I sacramenti del Santo Battesimo con acqua e della Santa Cena sono elargiti da apostoli o da ministri sacerdotali per incarico degli apostoli. Il sacramento del Santo Suggello è somministrato unicamente da apostoli.
Il Santo Battesimo con acqua e il Santo Suggello sono dati all'uomo una sola volta. La Santa Cena viene dispensata ripetutamente.
Di regola la Santa Cena è celebrata in ogni servizio divino.
In certe occasioni (per es. matrimonio, funerale) si svolgono servizi divini di sola parola, ossia servizi divini senza celebrazione della Santa Cena (servizio divino matrimoniale, cerimonia funebre).
Sì, anche i bambini possono ricevere tutti e tre i sacramenti. Se è possibile, i bambini partecipano alla celebrazione della Santa Cena insieme con la comunità.
I bambini ricevono i sacramenti del Santo Battesimo con acqua, del Santo Suggello e della Santa Cena in osservanza alle parole di Gesù: «Lasciate che i bambini vengano da me; non glielo vietate» (Marco 10, 14).
Sì, nel servizio divino della domenica e in occasione di festività cristiane, dopo la celebrazione della Santa Cena con la comunità, il sommoapostolo, gli apostoli di distretto o apostoli da loro incaricati dispensano questo sacramento anche a defunti. Allora due ministri ricevono corpo e sangue di Cristo in rappresentanza di persone decedute.
Tre volte all'anno – ogni prima domenica dei mesi di marzo, luglio e novembre – si celebrano servizi divini in cui il sommoapostolo, gli apostoli di distretto o apostoli da loro incaricati dispensano tutti i tre i sacramenti a defunti. Anche questi atti sono eseguiti su due ministri in rappresentanza dei defunti.
Da I Corinzi 15, 29 risulta che la somministrazione di sacramenti per anime defunte si praticava già allora: "Altrimenti, che faranno quelli che sono battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono battezzati per loro?"
Dio accompagna l'uomo con benedizioni nelle più svariate situazioni della vita. Con «atti di benedizione» intendiamo tutti quegli atti della Chiesa che si svolgono in determinate occasioni. Atti di benedizione non sono sacramenti.
In un atto di benedizione Dio agisce a favore della persona che sinceramente chiede la benedizione. Tramite apostoli e ministri sacerdotali Dio benedice chi lo richiede, offrendogli aiuto, grazia e misericordia.
In un senso più esteso, anche la consacrazione di un edificio di culto, rispettivamente di un locale di riunione per una comunità, rappresenta un atto di benedizione.
Nel servizio divino avvengono i seguenti atti di benedizione: Confermazione, assunzione nella Chiesa Neo-Apostolica, dispensazione della benedizione per il fidanzamento, per il matrimonio e per giubilei di matrimonio. Anche ordinazioni o altri atti concernenti il ministero spirituale si svolgono nel servizio divino.
La Confermazione (dal latino confirmare "rafforzare, assicurare") è l'atto di benedizione in cui giovani cristiani si assumono i doveri dei quali, al momento del loro Santo Battesimo con acqua e del Santo Suggello, in loro rappresentanza si erano fatti garanti i preposti alla loro educazione.
I confermandi dichiarano la loro fedeltà nei confronti di Dio e pubblicamente, davanti alla comunità, professano la fede neo-apostolica.
Quali cristiani maggiorenni, dopo la Confermazione si assumono ora davanti a Dio la responsabilità per la propria vita di fede.
La prima premessa per essere confermato è che si abbia ricevuto il Santo Battesimo con acqua e il Santo Suggello. Altre premesse sono la presenza regolare ai servizi divini e alla dottrina per i confermandi.
I confermandi devono conoscere i principi della fede neo-apostolica e gli articoli di fede, e devono essere pronti a condurre la loro vita secondo il Vangelo.
La Confermazione avviene nel corso di un servizio divino. Dapprima, pronunciando il loro «Sì» davanti all'altare, i confermandi rispondono alla domanda se in futuro vogliano percorrere la loro via della vita quali cristiani neo-apostolici nella fedeltà verso Dio. Dopo questa confessione davanti a Dio e alla comunità, i giovani cristiani dicono il voto di Confermazione, con il quale promettono pubblicamente di accettare Gesù Cristo quale il loro Signore e di voler vivere conformemente.
In seguito, dopo una preghiera dell'officiante, i confermandi ricevono la benedizione che viene loro impartita con l'imposizione delle mani.
La benedizione rafforza il confermando nell'impegno di mantenere il voto della Confermazione e di professare Gesù Cristo nelle parole e nelle azioni.
Il voto di Confermazione afferma: «Rinuncio al demonio e a tutte le sue opere e mi affido a te, Trinità divina, Padre, Figlio e Spirito Santo, in fede e ubbidienza, e col fermo proponimento di esserti fedele sino alla fine. Amen.»
Con ciò si esprime che il confermando ha la ferma volontà di evitare ogni male e ogni cosa contraria a Dio e di percorrere risolutamente la via del Vangelo. Lui professa la fede nella Trinità di Dio e di voler condurre tutta la sua vita in fede e ubbidienza nei confronti di Dio.
L'assunzione rappresenta l'atto durante il servizio divino nel quale a cristiani di altre confessioni si dà il benvenuto nella Chiesa Neo-Apostolica.
Nell'assunzione di cristiani, questi si dichiarano pubblicamente per la fede neo-apostolica. Dopo una preghiera, vengono assunti nella Chiesa Neo-Apostolica nel nome della Trinità di Dio. Le persone assunte hanno ora il diritto di partecipare regolarmente alla celebrazione della Santa Cena. Possono pure accedere a tutti gli altri atti di benedizione della Chiesa.
La benedizione per il fidanzamento è una benedizione che si impartisce quando una coppia si è fidanzata. Il fidanzamento è una promessa impegnativa di matrimonio. Nell'atto di benedizione la coppia dei fidanzati promette davanti a Dio e davanti alla comunità di volersi preparare al matrimonio secondo il compiacimento di Dio, e riceve la rispettiva benedizione.
La benedizione nuziale è una benedizione che si elargisce dopo l'avvenuto matrimonio.
Ai coniugi si domanda se vogliano assistersi reciprocamente, con fedeltà e amore, in tutte le circostanze e percorrere insieme la via della vita. I due promettono questo davanti a Dio e alla comunità con il loro «Sì». In seguito ricevono la benedizione della Trinità di Dio. Questa benedizione deve aiutarli a mantenere il loro voto, a condurre la loro vita in modo armonioso e ad affrontare, con l'aiuto di Dio, anche le situazioni difficili.
Se le coppie lo desiderano, può essere dispensata una benedizione per i seguenti giubilei matrimoniali:
In quest'occasione si pone nuovamente la benedizione di Dio sull'unione matrimoniale e si affidano i coniugi all'ulteriore cura e assistenza divina.
In occasione del primo servizio divino, un edificio di culto viene destinato alla sua funzione. Nella preghiera di consacrazione, nel nome della Trinità di Dio lo si consacra quale luogo in cui lo Spirito Santo si manifesta, ossia quale luogo dove si annuncia la parola di Dio e dove si elargiscono i sacramenti.
La chiesa consacrata è un luogo di adorazione di Dio e anche di rifugio per chi cerca salvezza. Qui, tramite i servizi divini, si offrono grazia e consolazione divina, rafforzamento della fede e pace per l'anima.
Se una chiesa consacrata non è più utilizzata per dei servizi divini, viene sconsacrata: nell'ultimo servizio divino si toglie la destinazione dell'edificio a luogo santo di manifestazione di Dio, che le era stata data alla consacrazione. Dopo la sconsacrazione, la precedente chiesa è di nuovo un edificio normale che può essere destinato a un uso differente.
Nel servizio divino i sacramenti si elargiscono dopo il perdono dei peccati e la preghiera successiva.
Per principio gli atti di benedizione avvengono dopo la celebrazione della Santa Cena. Dato che la Confermazione è in relazione diretta con i sacramenti del Santo Battesimo con acqua e del Santo Suggello, essa avviene prima della celebrazione della Santa Cena. Anche l'assunzione, che dà diritto alla partecipazione alla Santa Cena, si svolge prima di festeggiare la Santa Cena.
L'ordinazione, ossia l'istituzione in un ministero spirituale, l'incarico quale conducente di una comunità o di un distretto, la conferma di un ministro in un ministero e la messa a riposo di un ministro, seguono dopo la dispensazione dei sacramenti. Perciò avvengono dopo la celebrazione della Santa Cena.
Le ordinazioni sono effettuate esclusivamente da apostoli. Dopo un’allocuzione, al fratello in questione si chiede se è disposto ad accettare il ministero. Gli si chiede anche se vuole servire Dio fedelmente e con ubbidienza, impegnarsi per il Vangelo di Gesù Cristo e svolgere il ministero conformemente alla professione di fede neo-apostolica. Gli si domanda anche se è disposto a svolgere il ministero nel sentimento di Gesù Cristo, con amore per i fedeli e nell'ubbidienza di fede.
Con un «Sì», lui promette tutto questo davanti a Dio, il quale lo chiama a tale servizio, e davanti alla comunità. Stando in ginocchio riceve il ministero tramite l'imposizione delle mani e la preghiera dell'apostolo.
Con la musica nel servizio divino si vuole offrire a Dio lode e onore (cfr. Salmi 150). Perciò la musica ha la funzione di offrire un servizio.
In questo modo essa può toccare nell'intimo, prepara la comunità all'annuncio della parola e dà risalto alla parola di Dio. Per mezzo del canto della comunità e del coro o con musica strumentale si esprimono e si trasmettono coraggio, forza e fiducia. In tristezza e afflizione la musica può dare consolazione.
Prima del servizio divino, la musica e il raccoglimento servono alla concentrazione spirituale dei visitatori del servizio divino e li preparano all'annuncio della parola. Con il canto della comunità tutti i presenti sono coinvolti attivamente nello svolgimento del servizio divino.
Prima della celebrazione della Santa Cena, la comunità può esprimere con un inno un atteggiamento di penitenza. Nell'inno cantato durante la celebrazione della Santa Cena la comunità esprime l’amore e la gratitudine nei confronti di Dio.
Al termine del servizio divino si elargisce la benedizione della Trinità di Dio a tutti i presenti. Insieme con la formula trinitaria iniziale, la benedizione finale rappresenta la cornice che racchiude gli avvenimenti del servizio divino. Con questo si evidenzia che tutto ciò che avviene nel servizio divino procede dalla Trinità di Dio.
La benedizione finale è impartita alla comunità con le parole da II Corinzi 13, 13: «La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi!»
I credenti vogliono adorare Dio stando in comunione. Sanno che nel servizio divino si riceve un rafforzamento della fede e della speranza nel vicino ritorno di Cristo. A questo evento si lasciano preparare in ogni servizio divino. Vogliono anche ricevere il perdono dei peccati e celebrare la Santa Cena. Inoltre, nel servizio divino vengono benedetti.
A colui che tralascia spensieratamente i servizi divini vengono a mancare la benedizione, la grazia e le forze che sono racchiuse nella parola di Dio e nella Santa Cena.
Se si rimane sovente lontani dai servizi divini senza motivo urgente, potrebbe darsi che la fede diminuisca e si riduca il desiderio per la parola di Dio.
È da considerare peccato il consapevole rifiuto o deprezzamento del servizio divino e della grazia.
Sì, la dispensazione della benedizione prenatale non si svolge nel servizio divino; di regola avviene nella cerchia della famiglia.
La benedizione prenatale è il primo atto visibile di Dio a favore dell'essere umano non ancora nato. La benedizione è a beneficio dell'anima della creatura che si sta sviluppando. L'atto di benedizione si esegue sulla madre in attesa. Con la benedizione prenatale Dio dona alla madre forze per promuovere e curare lo sviluppo prenatale del suo bambino sotto il punto di vista della fede.
Con la benedizione prenatale è connessa l'assistenza di Dio per il periodo della gravidanza e per la nascita del bambino. Ma questo non significa a priori la promessa per una gravidanza senza problemi o per la nascita di un bambino sano.
La cerimonia funebre da parte della Chiesa è un servizio divino che serve a consolare e fortificare i superstiti. La consolazione sta soprattutto nella speranza per la rivenuta di Cristo, la conseguente risurrezione dei morti in Cristo e la riunificazione con loro (cfr. I Tessalonicesi 4, 13-18).
La parola annunciata nella cerimonia funebre vale anche per l'anima immortale del defunto, la quale è affidata alla grazia di Dio.
La comunità riunita circonda i presenti in lutto per testimoniare loro la compartecipazione e trasmettere un sentimento di sicurezza affettiva. Con la sua partecipazione essa tributa anche l'ultimo onore al defunto.
Nella cerimonia funebre si onora la vita del defunto in modo adeguato. Con parole benedicenti l'anima e lo spirito del defunto vengono affidati all'amore del Redentore Gesù Cristo, perché abbia a preservarli fino alla risurrezione per la vita eterna. Il corpo, ormai privo dell'anima, viene affidato alla sua destinazione.
"Mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai" (Genesi 3, 19).
Non ha importanza per la risurrezione dai morti se e in quale modo una salma sia stata inumata.
Che cosa significhi cura delle anime è riconoscibile dal comportamento di Gesù: Lui si volgeva verso i peccatori senza alcun riguardo alla persona e faceva loro sentire il suo amore. Lui ascoltava, consolava, dava consigli, ammoniva, fortificava, pregava, insegnava.
La cura delle anime tramite i ministri ha come obiettivo di assistere i credenti e di prepararli alla rivenuta di Cristo. I curatori d'anime accompagnano i fratelli e le sorelle di fede nelle più svariate situazioni della vita. Di questo fa parte anche il fatto che pregano per loro.
A ogni cristiano neo-apostolico si offre una cura dell'anima personale, la quale avviene soprattutto per mezzo di visite da parte dei ministri sacerdotali (curatori d'anime). Ma anche i diaconi possono eseguire visite pastorali.
Nella visita pastorale sta in primo piano l'intenzione di approfondire l'amore per Dio e per la sua Opera, di promuovere la vita di fede e di aumentare la conoscenza dell'operare di Dio per la salvezza. Questo avviene soprattutto tramite uno scambio di pensieri riguardanti questioni della fede. Parte integrante della visita pastorale è la preghiera in comunione.
In caso di malattia, il cristiano neo-apostolico è assistito da visite, a casa o in ospedale. Il ministro fortifica nella fede, consola, prega e, laddove è possibile, celebra con il malato la Santa Cena.
L'esempio per l'assistenza spirituale personale è l'operare di Gesù Cristo, il quale faceva più volte delle visite: così per esempio presso Maria, Marta e Lazzaro o presso il pubblicano Zaccaria: «Gesù gli disse: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa"» (Luca 19, 9).
Sì, consentiamo la confessione, con la quale s'intende l'ammissione di una colpa al cospetto di un ministro della Chiesa.
Pur non essendo necessaria alcuna confessione per il perdono dei peccati, esiste tuttavia la possibilità di confessarsi, se, nonostante il perdono dei peccati, la colpa è percepita ancora come peso e non si giunge ad avere la pace interiore. In tal caso la confessione si fa davanti a un apostolo. Se in un caso urgente non è raggiungibile un apostolo, eccezionalmente ogni ministro sacerdotale può ricevere la confessione e annunciare il perdono nell'incarico dell'apostolo e nel nome di Gesù Cristo.
In un senso più esteso, la cura delle anime è un compito per tutta la comunità. Si riferisce anche a un aiuto pratico nella vita quotidiana.
Sono da tenere presenti le parole di Gesù: «Ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi. […] In quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me» (Matteo 25, 35-36 e 40).
La cura delle anime dei bambini è soprattutto compito dei genitori, che sono chiamati a trasmettere ai loro figli i valori fondamentali del Vangelo. Di questo fa parte insegnare loro l'amore per Dio e per il prossimo ed essere per i figli un esempio nella vita di preghiera e nella fedeltà in riguardo ai sacrifici.
Ministri e fratelli e sorelle incaricati quali insegnanti nella Chiesa sostengono i genitori nelle loro responsabilità, in modo che i bambini possano svilupparsi a diventare poi cristiani neo-apostolici convinti e pienamente responsabili.
Negli insegnamenti offerti dalla Chiesa, gli adolescenti sono istruiti nei contenuti della fede e preparati per condurre la loro vita con senso di responsabilità davanti a Dio. Questo obiettivo è basato sul Vangelo di Gesù Cristo. Si promuovono anche la comunione e il senso di reciproca unione tra gli adolescenti.
L'offerta degli insegnamenti è commisurata all'età e al livello di sviluppo dei bambini.
La predottrina domenicale ha come obiettivo un approccio a Dio e al suo operare, a misura del bambino. Così i bambini non ancora in età scolastica possono sviluppare un rapporto di fiducia con Dio. Nella predottrina domenicale non si tratta in prima linea di trasmettere delle conoscenze. Piuttosto si dovrà porre nei cuori dei bambini un sentimento di sicurezza affettiva e gioia per la fede.
Con l'inizio dell'età scolastica, i bambini frequentano la dottrina domenicale. Il compito della dottrina domenicale è:
Accanto alla dottrina domenicale, di tanto in tanto si svolgono servizi divini per i bambini in contesti più o meno grandi. Ministri sacerdotali annunciano allora la parola di Dio in modo comprensibile ai bambini. Così i ministri aiutano i bambini a comprendere Dio e la sua Opera. Ciò che i bambini possono vivere di propria esperienza, diventa un fondamento di fede sulla loro via della vita.
Il servizio divino per i bambini tiene conto delle necessità dei bambini. Loro si sentono compresi, protetti e amati. Diventa per loro un'esperienza particolare celebrare il servizio divino e anche festeggiare la Santa Cena nella loro cerchia.
Nell'insegnamento religioso i bambini imparano udendo dei racconti di esperienze che persone umane potevano fare con Dio: la storia della salvezza è trattata con riferimento alla vita di fede dei bambini. Si approfondiscono concetti della fede, si promuovono le conoscenze e si spiegano correlazioni del divino piano di salvezza. Così si trasmettono ai bambini dei valori duraturi.
Oltre a questo, l'insegnamento religioso li deve mettere in grado di parlare liberamente della propria fede.
Nella dottrina per i confermandi gli adolescenti si preparano a deporre, al momento della loro Confermazione, il proprio voto di fedeltà davanti a Dio e davanti alla comunità, e di assumersi la responsabilità per la loro vita di fede quali cristiani maggiorenni. Punto centrale della dottrina per i confermandi è occuparsi della professione di fede, del «Padre Nostro» e dei Dieci Comandamenti.
I giovani ricevono un'assistenza e un accompagnamento adeguato alla loro età. Assistenti della gioventù sono a loro disposizione quali interlocutori personali, per colloqui confidenziali nelle più svariate situazioni della vita e nelle questioni riguardanti la fede.
L'assistenza spirituale dei giovani serve a far sì che loro si sviluppino quali personalità forti nella fede e consapevoli delle proprie responsabilità. I giovani devono essere radicati nei valori della fede cristiana ed esserne entusiasti. In questo modo trovano le necessarie basi per le decisioni da prendere nella conduzione della propria vita. Sono incoraggiati a praticare la loro fede, a dichiararla e a difenderla nell'ambiente in cui vivono. Inoltre si promuove la disponibilità di dare un contributo di collaborazione nella comunità.
Un compito importante dell'assistenza alla gioventù è anche quello di promuovere la comunione reciproca tra i giovani.
Per i giovani si svolgono servizi divini particolari. Di regola avvengono a livello distrettuale e, oltre gli ambiti regionali, in giornate per la gioventù.
Malati terminali e morenti hanno bisogno di particolari cure.
Anche persone credenti hanno paura del morire e della morte. Questa paura non deve essere interpretata come sintomo di poca fede. Il curatore d'anime deve assistere il morente nelle sue paure e angosce sulla via difficile che deve percorrere.
Si tratta di mantenere viva la speranza in una vita con Dio e di tenere viva la consolazione che questa speranza offre.
Dell'accompagnamento in punto di morte fa parte il fatto che il curatore d'anime annuncia al morente il perdono dei peccati, gli trasmette la pace del Risorto e celebra con lui la Santa Cena. La ricezione di corpo e sangue del Signore garantisce la comunione vitale con il Figlio di Dio. Così il morente è consolato e rafforzato sull'ultimo tratto del suo cammino terreno.
Anche la speranza di rivedere quelli che sono già preceduti nell'aldilà sorregge il morente nella fase del suo commiato.
Occorre l'assistenza spirituale anche dei familiari di un morente. In una fase in cui si rendono conto che perderanno uno dei loro cari, devono avere la certezza di non essere lasciati soli. Un particolare rafforzamento offrono le preghiere fatte insieme.
La certezza di rivedersi aiuta a portare il peso del commiato. Offre anche un aiuto ai familiari, se vengono resi attenti a ciò che hanno fatto e che possono fare a favore del morente.
Il lutto deve essere accettato. È importante visitare i familiari in lutto, testimoniare loro la nostra partecipazione e pregare con loro. Chi è nel cordoglio deve poter sentire sincera compassione. Nonostante gli eventuali timori di mettersi in contatto con loro, bisogna andare loro incontro. «Non mancare di porger consolazione a chi piange, e tieni compagnia agli afflitti» (Siracide 7, 38).
Nell'affrontare un lutto è di aiuto soprattutto spiegare che anche Gesù Cristo ha sofferto ed è morto. Sulla sua risurrezione si basa anche la risurrezione del defunto, che è partecipe della vittoria di Cristo sulla morte (Romani 14, 7-9).
L'accompagnamento nel lutto ha lo scopo di infondere coraggio a chi è nel cordoglio, di parlare della perdita e che il superstite possa esprimere i suoi sentimenti. Può parlare di tristezza, paura, collera, rimproveri a Dio e sensi di colpa, manifestando questi sentimenti senza reticenze al curatore d'anime.
Per l'accompagnamento nel lutto è anche di grande aiuto ricordare le cose positive, le esperienze e vicende felici vissute con il defunto.
Un'assistenza spirituale, per offrire consolazione a chi è in lutto, può protrarsi per settimane e mesi, talvolta persino anni oltre la morte della persona amata, finché il cordoglio sia superato.
Nella Chiesa Neo-Apostolica si celebrano le seguenti festività: Natale, Domenica delle Palme, Venerdì Santo, Pasqua, Ascensione, Pentecoste e Ringraziamento per il raccolto.
Alla festa di Natale ricordiamo la nascita di Gesù Cristo; è una festa che rievoca un avvenimento centrale nel corso della storia della redenzione. La commemorazione della prima apparizione del Figlio di Dio rafforza anche la nostra fede nel suo vicino ritorno.
Alla Domenica delle Palme si ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme, in occasione della festa giudaica della Pasqua.
Al Venerdì Santo ricordiamo con gratitudine la crocifissione, il sacrificio e la morte di Gesù Cristo. Con il suo sacrificio meritorio il Figlio di Dio ha infranto il potere di Satana e del peccato.
"… disse: «È compiuto!» E, chinato il capo, rese lo spirito" (Giovanni 19, 30).
Questa festa è basata sulla realtà che Gesù Cristo è risuscitato dai morti.
La risurrezione di Gesù Cristo dai morti avvenne il primo giorno della settimana, la domenica. Più tardi, per la celebrazione della festa di Pasqua fu stabilita una determinata domenica nel corso dell'anno.
Con la sua risurrezione, Gesù Cristo dimostra di aver vinto anche il potere della morte. Sulla risurrezione di Gesù Cristo dai morti si basa la fede nella risurrezione dei morti e la speranza nella vita eterna.
All'Ascensione si commemora che, il quarantesimo giorno dopo Pasqua, Gesù Cristo salì in cielo dalla cerchia degli apostoli. «Fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi.» Da due angeli agli apostoli fu data la promessa: «Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo» (Atti degli apostoli 1, 3-11).
La festa di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la risurrezione di Gesù, si commemora in ricordo del giorno in cui fu sparso lo Spirito Santo. La Pentecoste è anche chiamata «giorno della nascita della Chiesa di Cristo». Dopo lo spargimento dello Spirito Santo, l'apostolo Pietro pronunciò una predica al cui centro stava Cristo, colui che era stato crocifisso, che era risorto e salito al cielo.
Inoltre, la Pentecoste è anche una festa di gioia perché lo Spirito Santo è presente e opera nella Chiesa.
Il Ringraziamento per il raccolto è la festa in cui ringraziamo Dio, il Creatore.
Una domenica all'anno, nel giorno di Ringraziamento per il raccolto, si celebra un servizio divino nel quale l'argomento centrale è il ringraziamento a Dio per tutti i doni che Lui concede a noi uomini.
Per gratitudine i credenti offrono a Dio un sacrificio particolare: «Chi mi offre come sacrificio il ringraziamento, mi glorifica, e a chi regola bene il suo comportamento, io farò vedere la salvezza di Dio» (Salmi 50, 23).
Per principio, i servizi divini nelle festività della Chiesa sono celebrati nello stesso modo come i servizi divini con Santa Cena.
Letture bibliche evidenziano l'avvenimento storico e si dà risalto al suo significato per la salvezza degli uomini.