04. L'uomo avente bisogno della redenzione

Sin dal primo peccato ogni uomo è peccatore: fu indotto nel peccato dal maligno. Nessun essere umano può vivere senza peccare, tutti sono coinvolti nel peccato. Dio vuole liberare, ossia redimere, gli uomini da questa condizione.

Il primo peccato e le sue conseguenze: vedi le domande 88. ss

"Redenzione" significa "riscatto", ovvero, in relazione con il sacrificio e la morte di Gesù, che l'uomo legato al peccato ottiene la liberazione dai vincoli del male.

Con l'intelletto non si può concepire e spiegare da dove venga il male.

Il male è una potenza che distrugge e che è contraria a Dio.

Il male si manifesta in svariati modi, per esempio in distruzione, menzogna, invidia, avidità. In ultima analisi, il male porta alla morte.

Sì, il male appare anche quale persona e, tra l'altro, è chiamato «diavolo» o «Satana» (cfr. Matteo 4, 1; Marco 1, 13). Essendo nemico di Cristo, è chiamato anche «l'anticristo».

Dio diede agli uomini la possibilità di decidersi per l'ubbidienza o la disubbidienza nei suoi confronti. Quando l'uomo si allontanò da Dio e si decise per la disubbidienza, fece la sua apparizione il male. Il male, dunque, non è stato creato da Dio, ma è da Lui permesso, non avendo Egli impedito la libera decisione dell'uomo.

No, il male non esisterà sempre. La potenza del male è già spezzata per opera di Gesù Cristo. In I Giovanni 3, 8 si legge al riguardo: «Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo.»

Dopo il Regno della pace, al maligno sarà data un'ultima possibilità di contrastare Dio. In seguito sarà reso del tutto inoffensivo. Nella nuova creazione non ci sarà posto per il male.

Regno della pace: vedi le domande 575. ss

Dio aveva comandato ad Adamo ed Eva di non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, il quale si trovava in mezzo al giardino di Eden. Dio li rese attenti alle conseguenze di una trasgressione di questo ordine: «Nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai» (Genesi 2, 17). Il diavolo influenzò l'uomo e seminò il dubbio nei confronti della parola di Dio: «Non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male» (Genesi 3, 4-5). Adamo ed Eva si lasciarono sedurre al peccato. Si ribellarono contro Dio, trasgredirono il suo comandamento e mangiarono dei frutti dell'albero. Questa disubbidienza verso Dio fu il "peccato originale".

Il peccato originale portò a cambiamenti nella vita del genere umano, cambiamenti che l'uomo non poteva più revocare. Ebbe paura di Dio e si nascose davanti a Lui. Anche i rapporti degli uomini tra loro furono compromessi, come pure il rapporto degli uomini con la creazione.

Da allora la vita dell'uomo è piena di travaglio ed è limitata: «Sei polvere e in polvere ritornerai» (Genesi 3, 19).

Un'altra conseguenza del primo peccato fu la separazione tra gli uomini e Dio: Dio mandò via l'uomo dal giardino d'Eden (cfr. Genesi 3, 23-24).

"Perciò Dio il Signore mandò via l'uomo dal giardino d'Eden, perché lavorasse la terra da cui era stato tratto. Così egli scacciò l'uomo e pose a oriente del giardino d'Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell'albero della vita" (Genesi 3, 23-24).

L'amore di Dio per gli uomini rimane tale anche dopo il peccato originale. Nonostante la disubbidienza, Dio ebbe cura di loro; nella sua premura vestì Adamo ed Eva di tuniche di pelle (cfr. Genesi 3, 21).

L'amore di Dio per l'umanità caduta nel peccato si manifesta in maniera perfetta con la missione di Gesù Cristo, il quale vince il peccato. «Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti» (Romani 5, 18-19).

Dopo il primo peccato, le trasgressioni dell'umanità aumentarono in misura spaventosa: dapprima Caino, nonostante l'avvertimento di Dio, colpì a morte suo fratello Abele (cfr. Genesi 4, 6-8).

Poi, nei tempi che seguirono, gli uomini peccarono sempre di più. Dio decise di punirli e mandò il diluvio. Soltanto Noè trovò grazia agli occhi di Dio. Per ordine di Dio, Noè costruì un'arca, nella quale lui e la sua famiglia furono salvati (cfr. Genesi 6, 5-7 e 17-18).

Anche dopo questa punizione gli uomini furono disubbidienti a Dio. Per esempio la Bibbia racconta della costruzione della torre di Babele. Dio fece fallire questo progetto a causa della superbia e della sete di gloria dei suoi costruttori: fece in modo che non riuscissero più a capirsi (cfr. Genesi 11, 1-8).

"Un giorno Caino parlava con suo fratello Abele e, trovandosi nei campi, Caino si avventò contro Abele, suo fratello, e l'uccise" (Genesi 4, 8).

Sì, in seguito al primo peccato tutti gli uomini sono soggetti alla potenza del peccato. Il peccato ha per conseguenza la separazione da Dio, la morte spirituale: «Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato» (Romani 5, 12). Nell'uomo rimane l'inclinazione al peccato (concupiscenza); con le proprie forze non è in grado di tornare allo stato esente da peccati.

Morte spirituale: vedi le domande 89. ss

Inclinazione al peccato (concupiscenza): con il peccato originale l'uomo divenne soggetto a un'inclinazione al peccato, che è chiamata "concupiscenza". Da essa nascono i pensieri e le azioni peccaminosi. Anche se i peccati sono perdonati, l'inclinazione al peccato rimane.

Sì, dal primo peccato dell'uomo derivano notevoli conseguenze per la creazione. Il suolo è maledetto: «Poiché […] hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi» (cfr. Genesi 3, 17-18). Da allora, la creazione originariamente perfetta è danneggiata. Anche la creazione deve essere liberata dalla maledizione alla quale è sottoposta.

"La creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, […] nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione. […] Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio" (Romani 8, 20-22).

Il peccato è tutto ciò che si oppone alla volontà di Dio ed è contrario alla natura di Dio, vale a dire: tutte le parole, le azioni e i pensieri non conformi alla volontà e alla natura di Dio. Commette peccato anche chi tralascia intenzionalmente di fare del bene (cfr. Giacomo 4, 17). Con ogni peccato l'uomo diventa colpevole nei confronti di Dio.

Il peccato è un concetto assoluto e non può essere relativizzato. Esso separa da Dio.

D'altro canto possiamo presupporre che Dio, nella sua giustizia e misericordia, valuti in modo differenziato la colpa che l'uomo ha assunto nei suoi confronti con il peccato.

Spiegazione per l'entità della colpa: nel valutare la colpa bisogna, per esempio, fare una distinzione se qualcuno ruba perché ha fame o se lo fa per soddisfare un desiderio di lusso. In entrambi i casi sussiste uno stesso peccato: la trasgressione del settimo comandamento. Tuttavia, la colpa che deriva dal peccato di cui l'uomo si è caricato, sarà diversa. – Nella sua onniscienza Dio giudicherà sempre giustamente fino a che punto l'uomo si sia reso colpevole con il suo peccato. Saranno valutati influssi e condizioni, ai quali l'uomo era esposto, come, per esempio, il contesto sociale, situazioni di estremo bisogno, predisposizioni patologiche.

Per potersi avvicinare a Dio, il peccato deve essere perdonato.

Perdono dei peccati: vedi la domanda 652.

Dio decide che cosa rappresenta un peccato. In nessun caso l'uomo ha il diritto di deciderlo da sé.

Che cosa rappresenta un peccato, ossia che cosa si oppone alla volontà di Dio, lo possiamo dedurre dalla Sacra Scrittura:

  • trasgredire uno dei Dieci Comandamenti (cfr. Esodo 20, 20),
  • non rispettare i voti espressi a Dio (cfr. Deuteronomio 23, 22),
  • rifiutare la fede in Cristo (cfr. Giovanni 16, 9),
  • avarizia, invidia e cose simili.

Questo è manifestato nella predica, per mezzo dello Spirito Santo.

Dio ha regalato all'uomo la coscienza, l'intelletto e la fede. Se l'uomo sfrutta questi doni, risponde nel giusto modo alle attenzioni di Dio nei suoi confronti.

La coscienza, l'intelletto e la fede devono essere orientati su Gesù Cristo.

La coscienza può aiutare a prendere delle decisioni conformi alla volontà di Dio. Nella coscienza si valuta ciò che è bene e ciò che è male. Inoltre la coscienza, se è sorretta da intelligenza e fede, permette all'uomo di rendersi conto se con il suo comportamento si sia reso colpevole nei confronti di Dio e del prossimo.

L'intelletto può indurre l'uomo a un comportamento che piace a Dio. L'intelletto si manifesta in modo che l'uomo possa rispondere del suo agire davanti a Dio e al prossimo. L'intelletto è necessario anche per comprendere il Vangelo e per professare la fede.

Sì. Nella sua limitatezza l'intelletto umano non è in grado di comprendere Dio nella sua infinità. La natura e l'agire di Dio superano ogni intelligenza umana (cfr. Filippesi 4, 7). Pertanto l'intelletto non può essere la misura decisiva di ogni cosa.

"La pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù" (Filippesi 4, 7).

La fede racchiude fiducia, ubbidienza e fedeltà nei confronti di Dio. Da questo l'uomo attinge speranza nella misericordia e nell'aiuto di Dio. In Ebrei 11, 1 si legge al riguardo: «Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.»

All'inizio della fede c'è sempre Dio, il quale si manifesta con la sua parola e con il suo agire. La fede è un dono di Dio. La vera fede si basa sulla grazia e sull'elezione di Dio.

Nello stesso tempo la fede è per l'uomo un compito. Infatti, se e in quale misura l'uomo giunge alla fede, dipende dal proprio contributo: l'uomo deve voler credere. Bisogna dunque pregare di poter avere fede.

"Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità" (Marco 9, 24).

All'uomo è rivolto l'invito di accettare la parola di Dio, di confidare in essa e di agire conformemente a questa. Gesù Cristo esortò: «Abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!» (Giovanni 14, 1). Lui promise che chiunque crede in lui non perisce, ma ha vita eterna (cfr. Giovanni 3, 16). Dichiarò molto chiaramente quali sarebbero le conseguenze dell'incredulità: «Se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati» (Giovanni 8, 24).

"Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo"
(Romani 10, 17).

La fede in Gesù Cristo è una condizione preliminare per la salvezza:

  • che Dio si riconcilia con il peccatore,
  • che l'uomo può diventare figlio di Dio (cfr. Giovanni 1, 12),
  • che l'uomo può accedere all'eterna comunione con Dio.

"Or senza fede è impossibile piacergli [a Dio]" (Ebrei 11, 6).

Nella Sacra Scrittura il termine "salvezza" è usato nel senso di "liberazione, preservazione, redenzione". Con «storia della salvezza» s'intende l'agire di Dio che fa pervenire all'uomo la salvezza.

Gli avvenimenti dal primo peccato fino alla nuova creazione sono chiamati «piano di salvezza» di Dio. Benché noi uomini non conosciamo il piano di Dio in tutta la sua estensione, dal decorso della storia di salvezza possiamo riconoscere le intenzioni di Dio e come Lui voglia aiutare l'umanità.

Il genere e la misura della salvezza sono differenti nelle diverse fasi della storia della salvezza. Sopra di tutto ciò sta la volontà di Dio di salvare, valevole per tutta la gente di tutti i tempi.

Ai tempi dell'Antico Testamento la speranza di salvezza era diretta verso la liberazione da disagio terreno e dalla prigionia. A poco a poco la speranza di salvezza d'Israele si spostò poi sempre più chiaramente sull'arrivo del Messia promesso.

Gesù Cristo è l'autore della salvezza eterna: «[…] e, reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna» (Ebrei 5, 9). Lui è l'unico mediatore fra Dio e gli uomini (cfr. I Timoteo 2, 5). In Atti degli apostoli 4, 12 si attesta: «In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati.»

Gesù Cristo è il Salvatore mandato da Dio, il Redentore che ha vinto il peccato. In Lui l'uomo può trovare la salvezza dal danno causato dal peccato: il sacrificio compiuto da Gesù sulla croce permette la liberazione dal peccato e l'eliminazione della separazione da Dio.

"Mediatore": da un lato Gesù Cristo è mediatore nel senso di conciliatore fra Dio e gli uomini. Significa che Lui rappresenta gli uomini davanti a Dio e Dio davanti agli uomini. Egli è l'intercessore per gli uomini davanti a Dio e fa loro conoscere la volontà divina. D'altro canto, quale mediatore Lui è la via della salvezza che riconduce nella comunione con Dio.

"Infatti c'è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato sé stesso come prezzo di riscatto per tutti" (I Timoteo 2, 5-6).

Tramite Gesù Cristo la salvezza è offerta a tutti gli uomini, sia ai viventi sia ai morti.

Oggi viviamo nel tratto del divino piano di salvezza in cui la comunità della sposa viene raccolta e preparata al ritorno di Cristo. A tal riguardo gli apostoli trasmettono salvezza con l'annuncio della parola e con la dispensazione dei sacramenti.

Comunità della sposa: vedi le domande 455., 557., 561. ss

Da solo nessuno può ottenere la salvezza. L'uomo trova la salvezza, se crede in Gesù Cristo e fa agire su di sé ciò che Gesù Cristo ha dato per la salvezza degli uomini: i sacramenti e la parola di Dio.

Sacramenti: vedi le domande 472. ss

Con le nozze in cielo, già al momento in cui Cristo ritornerà la comunità della sposa potrà accedere all'eterna comunione con Dio.

Secondo la Sacra Scrittura, il piano di salvezza di Dio è compiuto nella nuova creazione.

L'elezione è sempre basata sulla volontà di Dio, nessuno può influenzare la Sua decisione.

Dio chiama persone singole o gruppi di persone tra l'umanità, perché persegue uno scopo da Lui deciso. Per questo affida loro una responsabilità.

Sì, già nell'atto della creazione c'è un esempio di elezione divina: Dio elesse l'uomo tra tutte le creature, dandogli il compito di rendersi soggetta la terra.

Nell'Antico Testamento si trovano molti altri esempi di elezione:

  • Noè fu eletto per costruire l'arca.
  • Abramo, Isacco e Giacobbe erano eletti, affinché tramite loro tutte le generazioni della terra fossero benedette.
  • Mosè fu eletto per liberare il popolo d'Israele dalla schiavitù in Egitto e Giosuè fu eletto per portarlo nella terra promessa.
  • Anche il popolo d'Israele fu eletto: «Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama» (cfr. Deuteronomio 7, 6-8).

Tra la schiera dei suoi discepoli Gesù elesse gli apostoli e li inviò in tutto il mondo con l'incarico di insegnare e di battezzare. Con ciò l'elezione al popolo di Dio non è più limitata a Israele, bensì include tutti quelli che credono in Gesù Cristo, giudei e pagani. Il popolo del Nuovo Patto è dunque eletto da Dio (cfr. I Pietro 2, 9).

Pietro fu eletto per un compito particolare all'interno della Chiesa, le mansioni di Pietro.

Mansioni di Pietro: vedi la spiegazione in merito alla domanda 457.

Già nell’Antico Testamento sono chiamati "pagani" tutti i popoli non israelitici, cioè persone che non servivano il Dio di Abramo, bensì altre divinità. Nel tempo del Nuovo Testamento i non giudei venivano chiamati "pagani" o "Gentili", indipendentemente che fossero battezzati o meno.

No, nessuno può vantare un diritto a essere eletto da Dio, perché l'elezione è basata su una libera decisione di Dio. L'elezione non può essere compresa da ragionamenti umani.

Dal punto di vista del Vangelo l'elezione è un dono dell'amore di Dio. L'uomo può decidere liberamente se vuole accettare o rifiutare questo regalo.

L'elezione per opera di Dio non significa che sia stabilito a priori come l'uomo agisce.

Dio elegge delle persone per la loro propria salvezza, ma anche per la salvezza di altri. All'elezione divina sono connessi un compito e una responsabilità. Accettare l'elezione con fede significa seguire coerentemente Gesù Cristo, l'autore della salvezza, dunque orientare la propria vita secondo il Vangelo. Da questo scaturisce benedizione divina.

Ci saranno effetti dell'elezione anche nel futuro: quando Gesù Cristo erigerà il suo regno di pace, il real sacerdozio annuncerà il lieto messaggio della salvezza in Cristo a tutti gli uomini. A questo sono eletti coloro che parteciperanno alla prima risurrezione.

Salvezza: vedi le domande 243. ss
Real sacerdozio: vedi la domanda 577.
Prima risurrezione: vedi le domande 574., 575.

La benedizione è un dono di Dio che nessuno può ottenere per propri meriti. Essere benedetti significa ricevere da Dio del bene. La benedizione contiene forza divina ed è una promessa per cui Dio offre assistenza e accompagnamento. Il contrario della benedizione è la maledizione.

Tante volte Dio concede la sua benedizione tramite delle persone da Lui incaricate in tal senso. Nessuno può benedirsi da solo.

La benedizione si manifesta se è accettata con fede. Se possa avere effetti duraturi, dipende anche dalla posizione interiore e dal comportamento della persona benedetta.

La benedizione è un regalo di Dio che può rinnovarsi continuamente. Oltre alla persona direttamente benedetta, la benedizione può ripercuotersi anche su generazioni future.

Dio ha benedetto le sue creature e in ogni vita ha posto la legge della moltiplicazione. Ha affidato la creazione alle cure dell'uomo e lo ha benedetto per i compiti che vi sono connessi.

Con la maledizione del peccato, la benedizione di Dio è stata limitata nei suoi effetti, tuttavia non è stata tolta. Dopo il diluvio Dio la rinnovò. Che cosa comprenda questa benedizione si evidenzia nella promessa di Dio: «Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai» (Genesi 8, 22).

Di questa benedizione nel creato testimonia il Nuovo Testamento: «Quando una terra, imbevuta della pioggia che vi cade frequentemente, produce erbe utili a quelli che la coltivano, riceve benedizione da Dio» (Ebrei 6, 7). Di questa benedizione possono usufruire tutti gli uomini.

"Egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti" (da Matteo 5, 45).

La promessa di benedizione fa parte del patto che Dio stabilì con Israele. Nell'Antico Patto la benedizione si manifestava soprattutto con benessere terreno. Di questo facevano parte, per esempio, vittoria nel combattimento contro nemici, lunga vita, ricchezza, discendenti numerosi, fertilità della terra.

Abramo era benedetto da Dio: «Io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra» (Genesi 12, 2-3). Questa benedizione andava oltre alla promessa di un benessere personale; permise ad Abramo di diventare una benedizione anche per altri.

Antico Patto: vedi la spiegazione in merito alla domanda 175.

Per gli israeliti, la benedizione di Dio dipendeva dal fatto se servivano solo Dio e ubbidivano ai suoi comandamenti o se si comportavano diversamente. Se il popolo agiva nella disubbidienza verso Dio, ne risultava la maledizione. La rispettiva decisione stava nelle mani del popolo: «Guardate, io metto oggi davanti a voi la benedizione e la maledizione: la benedizione se ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio» (Deuteronomio 11, 26-28).

Nel Nuovo Patto la benedizione divina procede da Gesù Cristo.

Nuovo Patto: vedi la spiegazione in merito alla domanda 175.

Gesù benediva per mezzo della sua parola, con i suoi miracoli, con il suo comportamento. Poneva le sue mani sui bambini e li benediva, ai peccatori perdonava i peccati. La più grande benedizione rappresenta il sacrificio della sua vita priva di peccati, offerta per la riconciliazione di tutti gli uomini.

Sacrificio meritorio di Gesù: vedi le domande 90., 99., 177. ss

La benedizione di Dio, che diventa accessibile grazie a Gesù Cristo, si manifesta soprattutto nel campo spirituale. A questo riguardo si legge in Efesini 1, 3: «Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale».

Questa benedizione spirituale comprende tra l'altro

  • l'elezione da prima della fondazione del mondo (cfr. Efesini 1, 4),
  • la redenzione e il perdono dei peccati (cfr. Efesini 1, 7),
  • conoscenze riguardo alla volontà di Dio (cfr. Efesini 1, 9),
  • la vocazione a essere erede della futura magnificenza (cfr. Efesini 1, 11),
  • la comprensione della verità divina nel Vangelo (cfr. Efesini 1, 13),
  • il Santo Suggello con il dono dello Spirito Santo (cfr. Efesini 1, 13).

Molte benedizioni divine sono messe a disposizione dei credenti nel servizio divino. Anche offrire sacrifici porta benedizione; questa è un'esperienza basilare del cristiano.

All'uomo è rivolto l'invito di pregare per la benedizione di Dio e di comportarsi in modo da essere degno di questa benedizione.

Il credente manifesta la sua gratitudine per la benedizione di Dio, conducendo una vita caratterizzata da timor di Dio e ubbidienza di fede.

Sacrificio e benedizione: vedi la domanda 738.

La pienezza di benedizione sarà poter essere eternamente partecipe della magnificenza di Dio.

Sì, tramite Mosè Dio diede al popolo d'Israele una legge. Essa è contenuta nei cinque libri di Mosè ed è chiamata «Legge mosaica». I suoi contenuti essenziali sono riassunti nei Dieci Comandamenti. Anche i comandamenti di amare Dio e il prossimo sono inclusi nella legge mosaica.

La Legge mosaica indica come vivere secondo il compiacimento di Dio. È un aiuto per la vita, dato da Dio, che mostra la via del bene e aiuta a evitare il male.

"O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il Signore, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?" (Michea 6, 8).

Ai tempi dell'Antico Testamento, tra il popolo d'Israele la legge mosaica era ritenuta la normativa suprema e vincolante. Era intesa come la via che porta alla salvezza. Si reputava che, rispettando la Legge, l'uomo fosse gradito a Dio e da Lui accettato.

Dal punto di vista del Vangelo la legge mosaica non è la via che porta alla salvezza. Però, essa indica la via che conduce alla salvezza: Gesù Cristo.

Nessuno è in grado di rispettare tutta la Legge. Ecco perché non è possibile ottenere la salvezza soltanto con i propri sforzi. L'uomo deve giungere alla consapevolezza: «Sono peccatore e ho bisogno del perdono dei peccati.» Il perdono dei peccati, a sua volta, ha come premessa la fede in Gesù Cristo.

Salvezza, ottenere salvezza: vedi le domande 243., 248. ss

Il Vangelo ha per contenuto l'operare di Dio in Gesù Cristo per la salvezza dell'umanità. Il Vangelo racchiude tutto ciò che Gesù insegnava e che concerne la sua persona, dalla nascita fino alla sua morte sulla croce, la sua risurrezione e il suo ritorno. Nel Vangelo diventa evidente che Gesù Cristo è l'unica via della salvezza.

Il Vangelo è chiamato anche «predicazione della croce» (I Corinzi 1, 18) e «parola della riconciliazione» (II Corinzi 5, 19).

Entrambi, la Legge e il Vangelo, testimoniano la volontà di Dio di aiutare il peccatore a trovare la salvezza.

La Legge contiene soprattutto comandamenti e proibizioni aventi lo scopo di guidare l'uomo a una vita secondo il compiacimento di Dio. L'unico uomo che ha adempiuto la Legge in modo perfetto, senza trasgressione, è Gesù Cristo: «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento» (Matteo 5, 17).

Della legge mosaica, quello che vale per sempre e quello che è fondamentale è stato da Gesù Cristo riassunto nel comandamento dell'amore per Dio e per il prossimo: «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. […] Ama il tuo prossimo come te stesso» (Matteo 22, 37-39).

Dopo la sua risurrezione, Egli spiegò ai discepoli che in Lui erano compiute tutte le cose scritte nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi (cfr. Luca 24, 44).

Da questo si deduce che Cristo è il compimento e nello stesso tempo l'obiettivo della Legge. Tramite Cristo, il concetto dell'Antico Patto che la Legge fosse la via che conduce alla salvezza, è giunto al termine. Gesù ha posto una via nuova, la via della grazia.

"Poiché Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono" (Romani 10, 4).

Dapprima l'uomo deve riconoscere di essere peccatore. Poi deve riuscire a credere che per mezzo di Gesù Cristo sia diventata possibile la riconciliazione del peccatore con Dio e che, mediante la fede in Cristo, il peccatore possa ottenere la giustizia che vale dinanzi a Dio: «Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini» (Romani 5, 18).

Giustizia dinanzi a Dio / giustificazione: essere giusto davanti a Dio, aver dunque ottenuto la giustificazione, significa che il credente è gradito a Dio. Dio si occupa del peccatore, gli regala grazia e perdono.

La redenzione non può essere acquisita per mezzo di buone opere, bensì proviene unicamente dalla grazia di Cristo. Al riguardo è necessaria la fede in Cristo.

Buone opere sono l'espressione di una fede viva. Infatti, per la sua fede l'uomo deve impegnarsi ad avere un comportamento santificato, il quale si manifesta anche nelle sue opere.

"Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata …" La risposta dell'uomo deve essere quella di "vivere in questo mondo … giustamente e in modo santo, aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù. Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone" (Tito 2, 11-14).