La dottrina degli eventi che avverranno nel futuro (escatologia) si basa sulla Sacra Scrittura. Molti accenni al futuro della storia della salvezza sono racchiusi nei Vangeli e nelle lettere degli apostoli. Affermazioni basilari si trovano nell'Apocalisse di Giovanni, la quale parla in forma metaforica delle cose che avverranno.
Gesù Cristo ritorna: questa è un'affermazione fondamentale del Vangelo. Gli apostoli predicano il ritorno del Signore sin dalla sua ascensione al cielo. Essere accettati da Lui in questo evento è la meta della fede dei cristiani neo-apostolici.
Gesù Cristo stesso ha promesso ai suoi apostoli: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi» (Giovanni 14, 3).
Alla sua ascensione questa promessa fu confermata da angeli: «Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo» (Atti degli apostoli 1, 11).
Né uomini né angeli possono sapere in quale giorno e in quale ora Gesù Cristo tornerà; lo sa unicamente il Dio trino.
Dato che nessun uomo conosce il momento della rivenuta di Cristo, il credente è esortato a tenersi pronto per questo avvenimento ogni giorno. Il Figlio di Dio lo riassume nelle parole: «Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà» (Matteo 24, 42). Anche con parabole Gesù illustrava che si debba essere desti nella fede in ogni ora e aspettarlo.
"Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo. Cinque di loro erano stolte e cinque avvedute […]"
Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono. Verso mezzanotte si levò un grido: «Ecco lo sposo, uscitegli incontro!» Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle avvedute: «Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.» […] Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini […] Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora" (Matteo 24, 43-51; 25, 1-30).
La promessa del ritorno di Cristo aveva un ruolo importante nella predicazione dei primi apostoli. Accanto al sacrificio meritorio e alla risurrezione di Gesù, essa faceva parte dei più importanti contenuti della loro fede. Erano convinti che Gesù sarebbe tornato nella loro epoca: «Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati» (I Corinzi 15, 51).
L'apostolo Paolo si rivolse alla comunità di Corinto con il saluto: «Marana tha», il che significa: «Il nostro Signore viene!», oppure «Vieni, nostro Signore!» (cfr. I Corinzi 16, 22).
L'appello di essere sempre pronti alla rivenuta di Cristo si manifesta anche nell'Apocalisse di Giovanni, nelle parole del Signore: «Io vengo presto!» (cfr. Apocalisse 3, 11; 22, 7, 12 e 20).
Che Gesù Cristo tornerà e prenderà con sé la comunità della sua sposa, è una delle certezze basilari del Vangelo. Lui stesso ha promesso che ritornerà (cfr. Giovanni 14, 3).
Il fatto che il ministero d'apostolo sia stato ristabilito è un segno che la rivenuta di Cristo è vicina. L'aspettazione che si adempia questa promessa del Signore sta oggi al centro della fede neo-apostolica, nello stesso modo come la speranza del singolo di vivere personalmente il ritorno di Cristo e di essere rapito e unito a Lui.
Gli apostoli preparano i fedeli al ritorno di Cristo con la parola e i sacramenti. Questi vi orientano consapevolmente la propria vita.
In I Tessalonicesi 4, 15-17 leggiamo: «Poiché vi diciamo questo fondandoci sulla parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore.»
In I Corinzi 15, 51-52 sta scritto: «Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati.»
In Filippesi 3, 20-21 si legge: «Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa.»
Riassumendo, da queste affermazioni dell'apostolo Paolo risulta che:
al ritorno del Signore, dapprima risusciteranno incorruttibili coloro che sono morti in Cristo. I viventi che si sono lasciati preparare alla rivenuta di Cristo, saranno trasmutati senza dover subire la morte del corpo;
i morti e i viventi riceveranno il «corpo della gloria» che è paragonabile al corpo di risurrezione di Cristo. Insieme saranno rapiti presso Gesù Cristo e giungeranno così nell'eterna comunione con la Trinità di Dio.
Questi avvenimenti appartengono alla prima risurrezione, di cui si parla in Apocalisse 20, 5-6.
"Incorruttibile" significa "immortale, non soggetto a deperimento". A differenza del nostro corpo attuale, il corpo della risurrezione non sarà soggetto al degrado.
La speranza del credente di non dover subire la morte del corpo si basa sull'affermazione dell'apostolo Paolo: «Perciò in questa tenda gemiamo, desiderandointensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste […], desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. Or colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito» (II Corinzi 5, 2 e 4-5).
Con «abitazione» l'apostolo si riferisce al «corpo della gloria» che sarà dato non soltanto a quelli che risusciteranno, bensì anche a coloro che saranno trasmutati al momento del ritorno di Cristo. «Essere rivestiti» significa ricevere un nuovo corpo senza dover dapprima morire. Qui la dicitura «essere spogliati» è sinonimo di «morire».
Al ritorno di Cristo il prelevamento è dapprima promesso a coloro che sono rinati d'acqua e di Spirito, che credono in Gesù Cristo e lo seguono. Questa schiera è chiamata anche «la comunità della sposa» o «il figlio maschio» (Apocalisse 12, 5).
Se Dio concede la grazia del prelevamento ad altre persone, si sottrae alla valutazione umana e sta alla sola decisione di Dio.
Con "prelevamento" o "rapimento" s'intende che al ritorno di Cristo persone umane giungono direttamente nell'immediata comunione con Dio.
Ai suoi apostoli Gesù Cristo ha affidato l'incarico di preparare la Chiesa di Cristo al congiungimento con Lui nel suo ritorno. L'apostolo Paolo scrive in merito: «Sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo» (II Corinzi 11, 2). L'immagine della «casta vergine» si allaccia all'immagine della «sposa» (Apocalisse 19, 7). Chi ne farà parte e chi sarà unito a Gesù Cristo, si saprà soltanto al ritorno di Cristo.
Sì, una caratteristica saliente è che aspettano giornalmente il ritorno di Cristo e sono perseveranti nel pregare: «Signore, vieni presto!» (cfr. Apocalisse 22, 17-20).
Sì, altre caratteristiche della comunità della sposa sono menzionate in Apocalisse 14, 1-5. Qui, per la comunità della sposa si adopera l'immagine di una schiera di «centoquarantaquattromila». La cifra non è da intendersi letteralmente, perché ha un carattere simbolico; deriva dal numero dodici delle tribù d'Israele. Questa schiera è descritta con le seguenti immagini: «L'Agnello che stava in piedi sul monte Sion e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte. […] Essi sono quelli che seguono l'Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all'Agnello. Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili.»
Il contrassegno (sigillo) del nome «dell'Agnello» e del Padre significa che i centoquarantaquattromila sono possedimento di Dio.
«Essere irreprensibili», «non aver trovato menzogna nella loro bocca» e «seguire l'Agnello» sono espressioni che significano una vita vissuta secondo il Vangelo nella parola e nelle azioni.
Il termine "primizie" è inteso per quelli che Cristo prenderà con sé al suo ritorno: sono loro che riceveranno per primi la salvezza perfetta.
Con «Agnello» s'intende Gesù Cristo: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!» (Giovanni 1, 29).
In Apocalisse 5, 12 si dice che l'Agnello immolato avrà la vittoria. Questo significa che il Figlio di Dio, umiliato e crocifisso, trionferà e vincerà.
"Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode" (Apocalisse 5, 12).
Le «nozze dell'Agnello», ossia il congiungimento della comunità della sposa con lo Sposo Gesù Cristo, avverranno quando Lui sarà tornato e quando la comunità della sua sposa sarà stata trasmutata e prelevata.
La comunità della sposa potrà essere partecipe della magnificenza di Cristo e sarà in comunione immediata e indissolubile con Dio.
"Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l'Onnipotente, ha stabilito il suo regno. Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello e la sua sposa si è preparata. Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi. E l'angelo mi disse: «Scrivi: Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell'Agnello»" (Apocalisse 19, 6-9).
Dopo il ritorno di Cristo inizierà un tempo in cui la gente e il creato avranno da soffrire, essendo esposti al potere di Satana. Questo periodo è chiamato la «grande tribolazione».
Sì, nel tempo della «grande tribolazione» ci sarà un riparo spirituale per quelli che appartengono alla Chiesa di Cristo, ma che non saranno stati prelevati da Gesù Cristo.
Nell'Apocalisse essi sono raffigurati con l'immagine della donna rivestita del sole, che ha partorito un figlio maschio. Loro riceveranno anche ulteriormente un accompagnamento divino e cure spirituali, in modo che la loro fede rimanga preservata (cfr. Apocalisse 12, 6).
Nel periodo della «grande tribolazione» saranno uccise delle persone che si professano per Cristo. Questi testimoni irremovibili diventeranno dunque dei martiri (testimoni di sangue).
Le persone che nel periodo della «grande tribolazione» avranno professato Cristo e saranno state uccise per questo motivo, parteciperanno alla prima risurrezione, come già prima l'avrà fatto la comunità della sposa.
Dopo le «nozze dell'Agnello» Gesù Cristo ritornerà sulla terra insieme con la comunità della sposa e porrà fine al tempo della «grande tribolazione».
Stando ad Apocalisse 20, 1-3, Satana sarà «legato» con tutti i suoi seguaci, ossia le potenze contrarie a Dio, e «gettato nell'abisso». Quindi gli sarà tolta ogni potestà e più nessuno potrà essere sedotto da Satana.
Quando Satana sarà legato e sarà tolta ogni potestà alle potenze contrarie a Dio, avverrà la risurrezione dei martiri venuti dalla «grande tribolazione». In questo modo i martiri partecipano alla prima risurrezione.
Nella prima risurrezione risusciteranno i «morti in Cristo» e saranno prelevati insieme con i viventi che appartengono alla comunità della sposa.
Dopo le «nozze in cielo» i martiri venuti dalla «grande tribolazione» risusciteranno e saranno annoverati al real sacerdozio.
Questi due eventi sono chiamati «prima risurrezione»: «Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni» (Apocalisse 20, 6).
Terminata la prima risurrezione, Cristo erigerà sulla terra il suo regno di pace e governerà per «mille anni». Questi «mille anni» significano simbolicamente un periodo lungo ma limitato.
Sì. Pur essendo stato tolto il potere a Satana, che non potrà più sedurre nessuno al peccato, gli uomini rimarranno sempre ancora peccatori e saranno mortali, perché l'inclinazione al peccato non sarà abolita. Questo non vale per chi avrà partecipato alla prima risurrezione.
Nel periodo del regno della pace di Cristo, Gesù Cristo, assieme al real sacerdozio, annuncerà il Vangelo indisturbatamente. Il Vangelo sarà proclamato a tutta la gente che vive sulla terra e anche a tutte le anime nei domini dei defunti. Alla fine del regno di pace tutti gli uomini di tutti i tempi saranno venuti a conoscenza del Vangelo di Gesù Cristo.
Alla fine del regno di pace, Satana sarà sciolto e avrà un'ultima opportunità di sedurre gli uomini. Dopo la vittoria di Cristo, sarà «gettato nello stagno di fuoco e di zolfo» (cfr. Apocalisse 20, 7-10). Allora il male avrà perso il suo potere per ogni eternità.
Quando il male avrà perso il suo potere per sempre, avverrà la risurrezione dei morti per il giudizio. Allora Gesù Cristo giudicherà tutti gli uomini che hanno vissuto. Unicamente quelli che avranno partecipato alla prima risurrezione non dovranno sottostare a questo giudizio finale.
Il "giudizio finale" è il giudizio conclusivo su tutti gli uomini che non sono stati partecipi alla prima risurrezione. Questo Giudizio è descritto in Apocalisse 20, 11-15.
"E i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere" (Apocalisse 20, 12).
Quelli che nel giudizio finale troveranno grazia, saranno abitanti della nuova creazione di Dio, insieme con quelli che saranno stati partecipi alla prima risurrezione. Tutti questi potranno avere eterna comunione con Dio, gli altri rimarranno nella desolazione della lontananza da Dio.
Dopo il giudizio finale, Dio porrà una nuova creazione al posto di quella precedente: «Egli [Dio] abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio» (Apocalisse 21, 3). Con questo si adempie la speranza espressa in II Pietro 3, 13: «Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia.» Questo regno di Dio sarà eterno; allora Dio sarà tutto in tutti (cfr. I Corinzi 15, 28).