Già prima di istituire la Santa Cena nella cerchia dei suoi apostoli, Gesù Cristo disse: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi» (Giovanni 6, 53). «Carne e sangue» rimandano alla Santa Cena, di cui il Signore, con queste parole, evidenziò la necessità per la salvezza. Anche le successive affermazioni del Signore sono significative: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna […]. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui» (Giovanni 6, 54.56).
I Vangeli sinottici narrano che in occasione della festa di Pasqua Gesù Cristo era riunito a cena con i suoi apostoli. Matteo 26, 26-29 descrive come il Signore istituì la Santa Cena: «Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver pronunciato la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. Poi prese un calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Ed egli disse loro: Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio» (Marco 14, 22-25; Luca 22, 14-20). Mentre il racconto nel Vangelo secondo Marco coincide sostanzialmente con quello del Vangelo secondo Matteo, la narrazione nel Vangelo secondo Luca riporta le aggiunte: «… fate questo in memoria di me» e «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue» (Luca 22, 19-20).
Con le parole «Fate questo in memoria di me» il Signore ha dato ai suoi apostoli l’incarico e l’autorità di celebrare la Santa Cena nella medesima maniera come l’ha fatto lui stesso.