L’apostolo Paolo scrive: «Ora vi è diversità di doni, ma vi è un medesimo Spirito. Vi è diversità di ministeri, ma non vi è che un medesimo Signore. Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune» (I Corinzi 12, 4-7). Ogni ministro è un servo di Dio che ha il compito di annunciare il Vangelo nella sua purezza e di difenderlo. Si prende cura dei membri della comunità a lui affidati, li rafforza nella fede e nella conoscenza. Nella dimensione pastorale del suo ministero, il ministro partecipa alle preoccupazioni personali dei credenti, prega insieme a loro e li aiuta a portare i gravami della vita quotidiana. Il ministro è un esempio per la comunità; a lui sono rivolte le parole: «Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso» (Filippesi 2, 3).
Le spiegazioni seguenti descrivono certi aspetti dei diversi doni ministeriali, i quali sono presenti in tutti i ministeri ma si esprimono in modi differenti.
È l’apostolo che, per le imposizione delle mani e la preghiera, procede all’ordinazione. Al momento dell’ordinazione si trasmettono dall’apostolato le facoltà e i poteri relativi a ogni ministero. (7.7 L’ordinazione)
Il ministro può svolgere il suo servizio solo in comunione con l’apostolato e operando con la potenza dello Spirito Santo. (7.7 L’ordinazione)
Il ministro deve concretizzare la santificazione operata al momento dell’ordinazione. Esercita il suo ministero nei limiti del potere che gli è stato conferito. (7.8 L’esercizio)
Ogni ministro è un servo di Dio. Prodiga le cure pastorali ai membri della comunità a lui affidati e li rafforza nella fede. (7.9 Compiti)